
Si prevede infatti un meccanismo di certificazione del rapporto di lavoro da attivare al momento dell’assunzione, cioè quando il lavoratore si trova nella condizione di maggiore debolezza, perché se rifiutasse la certificazione rischierebbe l’assunzione.
“Con la certificazione del contratto di lavoro – spiega il sindacalista Cgil – si può derogare a tutte le norme del CCNL e in particolare alle motivazioni di giusta causa di licenziamento”. Inoltre i lavoratori possono proporre controversie di lavoro solo di fronte a camere arbitrali presso gli Enti (Enti bilaterali, Università, ecc..) che hanno certificato il contratto stesso. L’arbitro potrà decidere secondo “equità” e non più in base a leggi e contratti.
“Sono tra gli aspetti più dirompenti di un provvedimento – commenta ancora Ficcarelli – che neanche tanto velatamente tenta di scardinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e le tutele dei lavoratori contro i licenziamenti, e che già in passato la Cgil ha decisamente contrastato”.
Ancora, se un lavoratore vorrà impugnare il licenziamento dovrà per forza farsi assistere da un avvocato con relativi costi a carico (mentre oggi può impugnarlo gratuitamente tramite il suo Sindacato).
“Ciò scoraggerà inevitabilmente molti lavoratori, che semplicemente rinunceranno a fare impugnazione – aggiunge Ficcarelli – come già accade oggi per i soggetti più deboli come gli immigrati o i cassintegrati/disoccupati”.
A causa infatti di un’altra recente legge approvata sempre da questo Parlamento (legge 69/2009) che mette sullo stesso piano lavoratori e datori di lavoro per il pagamento delle spese processuali, è possibile che il giudice condanni il lavoratore al pagamento delle spese processuali (anche in caso di vittoria), eventualità che porta spesso a rinunciare a far valere un proprio diritto.
La Cgil invita lavoratori, pensionati e cittadini a una nuova stagione di mobilitazione in difesa dello Statuto e dei diritti dei lavoratori, già a partire dallo sciopero generale del prossimo 12 marzo. Insieme alla mobilitazione, la Cgil si opporrà in tutti i modi all’applicazione di questa norma, con le tutele legali, la contrattazione e non ultimo il ricorso alla Corte Costituzionale.

