
«Far sì che gli Ogm abbiano meno spazio possibile è un semplice principio di tutela di un’agricoltura qualificata come la nostra e del vantaggio competitivo dei suoi prodotti, dovuto a qualità, tracciabilità, biodiversità e tipicità» ha affermato Luca Gozzoli (Pd) nel presentare l’ordine del giorno sottoscritto anche dal gruppo Idv. «Nel nostro territorio non ci sono le condizioni ambientali per le colture ogm ma bollarle a priori come dannose non è corretto perché in altre situazioni potrebbero essere utili» ha replicato Dante Mazzi (Pdl) motivando l’astensione mentre Giovanna Bertolini (Pdl) ha ricordato che «i nostri animali mangiano transgenico da vent’anni». Bruno Rinaldi (Pdl) ha sostenuto che «è indispensabile per noi una scelta tra l’agricoltura “industriale” che il nostro territorio non permette e quella più “artigianale”, attenta al prodotto».
Per Denis Zavatti (Lega nord) gli Ogm non possono essere «la risposta a una cultura alimentare sbagliata caratterizzata dallo spreco» mentre per Sergio Pederzini (Idv) è «scellerato il provvedimento del Consiglio di Stato che, senza ascoltare le parti in causa, autorizza la coltivazione del mais Ogm». D’accordo con il documento, Fabio Vicenzi (Udc) ha però proposto di «approfondire il tema nel merito, ascoltando gli scienziati, per non rischiare di cadere in una battaglia ideologica». Invito accolto da Ennio Cottafavi (Pd) per il quale è giusto «conoscere le finalità e i rischi per la salute». Per Giorgio Siena (Pd) gli Ogm sono «un attentato alla biodiversità e alle coltivazioni biologiche» e Patrizia Cuzzani (Idv) ha sottolineato che «le colture Ogm possono contaminare le altre senza contare che chi le adotta in pratica affitta il proprio campo alle multinazionali».

