
La mostra, promossa nell’ambito della Festa europea della musica, propone uno sguardo su Modena nel periodo storico che, dalla Restaurazione, conduce alla fine della dinastia austro-estense, mostrando un’intensa attività teatrale e concertistica, in costante relazione con gli avvenimenti politici e sociali dell’epoca. Come spiega la curatrice Gianna Dotti Messori, dalle carte “affiora una società ancora strettamente legata al dominio ducale, che condizionava in modo profondo anche la vita culturale, ma al tempo stesso si intravedono gli ideali della società romantica”.
La società modenese agiata si muove tra saloni decorati, accademie di musica, feste da ballo con duchi e membri della corte e stagioni del Teatro Comunale, la cui attuale sede fu inaugurata nel 1841 con la rappresentazione di “Adelaide di Borgogna alla corte di Canossa”. Dell’opera, composta dal maestro modenese Alessandro Gandini su testo del letterato Carlo Malmusi, sono esposte in mostra partiture musicali per ottavino, basso, violoncello, trombone e violino.
I documenti esposti vanno dal 1816, con il “Regolamento di disciplina della Società filarmonica”, al “Manifesto per le rappresentazioni date a Modena per l’anniversario della battaglia di San Martino” del 1860, primo anniversario della guerra di indipendenza e avvio del processo di unificazione italiana. Un intervallo di tempo nel quale l’Accademia vocale e strumentale si esibisce in una “Cantata a coro” per il duca Francesco IV “che si degnò di dare manifesti indizi del suo reale aggradimento” (1816), si organizzano feste da ballo in maschera con “ferree” disposizioni in materia di abbigliamento (1818 e 1819), vanno in scena al Comunale le opere “Semiramide” e “Cenerentola” di Gioacchino Rossini (Stagione d’estate 1825), “Il pirata” di Vincenzo Bellini e “Matilde di Shabran” sempre di Rossini (Stagione d’estate 1832).
Risale invece al 1857 la visita a Modena dell’imperatore Francesco Giuseppe e dell’imperatrice Elisabetta, la “principessa Sissi”: la presenza delle altezze imperiali fu celebrata con una “Cantata pel faustissimo arrivo delle loro Maestà”, opera del maestro Alessandro Gandini, direttore della Cappella di corte. La rappresentazione fu l’ultimo grande evento della Società filarmonica modenese che si sciolse nel luglio di quell’anno.

