
«I lavoratori hanno già esaurito le 52 settimane di cassa ordinaria; quindi per evitare licenziamenti e messa in mobilità l’unico strumento rimasto è la cassa integrazione straordinaria a rotazione per tutti i venti operai e sette impiegati – spiega Chiatto – Dopo una lunga discussione, stamattina abbiamo preso atto delle difficoltà che hanno investito l’azienda la quale, complice anche la crisi del settore delle costruzioni, a suo dire non è in grado di stare sul mercato a prezzi competitivi. Questo succede anche a causa delle note vicende che riguardano l’impianto di recente costruzione nel Polo 11 che, non avendo ottenuto la necessaria autorizzazione di agibilità dal Comune di Savignano, è ancora inutilizzabile».
Il segretario degli edili Cisl sottolinea che il futuro dei lavoratori della Calcestruzzi Vignola appare incerto perché la cassa integrazione rischia di diventare l’anticamera della messa in mobilità e del licenziamento se non di tutti, almeno di una parte dei lavoratori. «Il rischio è che, dopo la decisione dell’Italcementi di chiudere il centro di macinazione di Savignano, con la perdita di 35 posti di lavoro, nel territorio venga meno un’altra attività produttiva con danni – conclude il segretario della Filca-Cisl – sia per i lavoratori interessati che per l’intera comunità locale».

