
Secondo la ricostruzione fatta dall’inchiesta del pm Lucia Musti, macchinista e capotreno ebbero una colpa generica, dovuta a negligenza, imprudenza e imperizia, e una colpa specifica in quanto non hanno visto e quindi rispettato un segnale giallo che indica al macchinista l’obbligo di mettersi in condizione di fermarsi al segnale successivo. Il treno, con questo segnale, dovrebbe viaggiare a 30 km/h.
Il convoglio, per l’attivazione del meccanismo di sicurezza, fini’ contro il paraurti del tronchino di un binario di emergenza impedendo cosi’ uno scontro con un altro convoglio che viaggiava nella direzione opposta. Il consulente della difesa, ha invece evidenziato dei problemi del sistema su quella linea. E durante il processo altri macchinisti hanno segnalato che in precedenza c’erano stati almeno altri sette casi identici di segnale giallo saltato.

