
“L’integrazione dell’ospedale col territorio riveste un ruolo di primaria importanza per la cura delle disfunzioni del pavimento pelvico della donna – ha spiegato il dottor Giuseppe Matonti, responsabile dell’Ambulatorio di Uroginecologia del Policlinico e organizzatore del Convegno – La continua evoluzione dell’Uroginecologia impone una rivalutazione del percorso diagnostico – terapeutico dal Territorio all’Ospedale per la salute e la qualità della vita della donna”.
Il Convegno vuole proprio analizzare il futuro di questa integrazione tra Ospedale e Territorio con l’obiettivo di mettere le basi di nuovi modelli assistenziali che possano migliorare i servizi offerti razionalizzando la spesa. Il convegno si articola in due simposi (L’uroginecologia nella realizzazione del piano sanitario Regionale e Nazionale e Lo studio della paziente uroginecologica sul territorio) il venerdì e di tre sessioni il sabato (con inizio alle ore 8,00), dove si parlerà dell’Uroginecologia, come specialità medica e della costruzione di un percorso diagnostico-terapeutico uroginecologico tra Ospedale e Territorio. Verrà affrontato anche lo studio delle patologie uroginecologiche in età pediatrica.
L’ambulatorio di Uroginecologia del Policlinico – istituzionalizzato nel 2003 – è impegnato nella diagnosi e cura delle disfunzioni del pavimento pelvico per identificare protocolli terapeutici comuni e per ottenere una visione più chiara delle strategie da seguire. Tra le numerose procedure chirurgiche esistenti, infatti, solo alcune hanno attualmente un’elevata percentuale di cura. Tra queste è importante ricordare la chirurgia protesica tension-free per l’incontinenza urinaria da sforzo (IUS) svolta di routine dalla Ginecologia del nostro Policlinico.
L’ambulatorio, in media, segue circa 400 pazienti all’anno (dei quali circa 75% sono prime visite e il resto controlli e follow-up). Prima di ogni procedura chirurgica risulta fondamentale la diagnosi clinica del tipo di prolasso e di incontinenza urinaria che dovrebbe essere eseguita da esperti con criteri diagnostici e classificativi simili. Nell’ambito di queste patologie, il prolasso uro-genitale – associato o meno ad incontinenza urinaria – rappresenta una patologia medica con notevoli implicazioni sociali: colpisce circa 1,5 – 3 milioni di pazienti con un costo sociale – secondo uno studio dell’Istituto Mario Negri – di oltre 200 milioni di euro solo per assorbenti e farmaci. Tutto ciò è sovrapponibile ai dati statunitensi. Le cause principali della malattia sono riconosciute nel numero dei parti, nell’obesità, nella familiarità, nella menopausa e nel deficit congenito della sintesi di collagene.
“Il territorio e l’ospedale sono due facce della stessa medaglia – ha commentato il dottor Stefano Cencetti, direttore generale del Policlinico – perché l’ospedale interviene assicurando quell’intervento di secondo livello che il territorio non è in grado di offrire. Per questo è fondamentale mettere in atto tutti gli interventi necessari a coordinare queste due azioni, entrambe fondamentali per assicurare la prevenzione e la cura”.

