
La Festa rende Piazza Maggiore il più grande teatro della città per oltre due secoli.
La fenomenologia della festa investe gli atteggiamenti della vita quotidiana in città e in campagna, nei teatri come nei palazzi o nelle ville, e contemporaneamente appartiene al sistema culturale dell’arte, pertanto si appropria del carattere sperimentale che è proprio di questa.
Contigue e talora comuni sono le tecniche dell’arte e degli apparati per lo spettacolo all’interno della civiltà dell’immagine. All’inizio la festa non ha un luogo teatrale privilegiato e particolare, il suo spazio è la città intera, le sue vie, le sue piazze. L’aspetto quotidiano e feriale è trasfigurato da apparati effimeri, da presenze occasionali che vanno col tempo strutturandosi. Esse dissimulano l’artificio nella naturalezza, riflettono le mode culturali e si arricchiscono con consapevolezza propagandistica di retorica, dalla metonimia del Possesso all’ossimoro dei convincenti fuochi d’artificio. Chi la organizza è anche colui che la riceve in uno schema unitario di persuasione e di fruizione. A Bologna in piazza Maggiore la città intera, in spazi opportunamente allestiti e socialmente diversificati, partecipa nella ricorrenza del giorno di San Bartolomeo alla Festa della Porchetta. Solo l’arrivo dell’esercito francese interromperà la tradizione festosa e la sua ritualità.
A seguire un rinfresco alla Libreria Nanni, sotto il portico della Morte. Ingresso libero.

