
“Come si può continuare a definirli infatti ‘saldi di fine stagione’, quando di fatto la stagione a cui si riferiscono è ancora in pieno svolgimento? – fa rilevare Fismo Confesercenti – Come già avviene in altre regioni italiane, sarebbe stato opportuno orientarsi almeno verso la seconda metà del mese di gennaio se non addirittura verso la fine. Oggi infatti è risaputo che oltre il 30% dei ricavi delle aziende del settore abbigliamento viene realizzato a prezzi non remunerativi e questo non è certamente un segnale positivo”.
“Solo – prosegue l’associazione – arrivando a definire il periodo dei saldi, magari più in prossimità al cambio stagionale, si può pensare di fare incontrare le esigenze imprenditoriali degli operatori commerciali con quelle dei consumatori che chiedono trasparenza e regole certe per i loro acquisti a prezzi vantaggiosi. A maggior ragione in un momento come quello attuale oltretutto poco favorevole per i consumi. Auspichiamo inoltre ci sia da parte della Regione già il prossimo anno anche un intervento, atto a regolamentare in modo serio le vendite promozionali che, se effettuate al di fuori di ogni regola, rischiano di vanificare ogni effetto propulsivo ai consumi che può derivare dai saldi di fine stagione”.

