
Lo studio, come si legge in una nota del sindacato, “risponde alla necessità di accrescere il livello di conoscenza reale di un fenomeno che, purtroppo, caratterizza il nostro sistema economico, produttivo e sociale: un fenomeno, ovviamente, difficilmente misurabile statisticamente, perché in gran parte ‘invisibile'”.
Lo studio fotografa “in maniera dettagliata ed eloquente in quale contesto si sviluppa e cresce il lavoro irregolare.” “L’elaborazione – si spiega – è stata fatta sulla base dei dati reali sull’attività di repressione e di controllo svolta dai tanti lavoratori, appartenenti ai servizi ispettivi e alle forze dell’ordine, che ogni giorno sul campo e, a volte, in condizioni difficili, contribuiscono a restituire ‘dignità al lavoro’ e ‘diritti ai lavoratori'”.
Dall’analisi delle ispezioni effettuate a livello territoriale, riferita alla sola attività ispettiva condotta dal ministero del Lavoro, da gennaio a ottobre 2010, emerge, secondo il sindacato, che, a differenza di diffusi luoghi comuni, questo fenomeno non è prevalentemente radicato nel Mezzogiorno.
Secondo lo studio, infatti, fra le regioni con il più alto tasso di aziende irregolari tra quelle ispezionate quattro su cinque sono presenti nel Centro-Nord: Liguria (73,1%), Lombardia (63,9%), Marche (62,9%), Campania (il 59,8%) e Umbria (il 59,4%).
Così come, secondo il Rapporto, la più alta percentuale di lavoratori in nero rispetto all’occupazione irregolare trovata nelle aziende ispezionate è stata riscontrata prevalentemente nel Nord. Ad eccezione della Campania, dove si concentra la più alta percentuale di lavoratori in nero (il 70,8%), troviamo, infatti, l’Emilia Romagna (55%), il Friuli Venezia Giulia (46,1%), il Molise (44,7%) e la Liguria (44,2%). Altro spaccato del lavoro sommerso è quello che emerge dall’analisi dei provvedimenti di sospensione delle aziende, dal 2008 a ottobre 2010, per presenza di occupazione in nero in misura uguale o meggiore al 20%.
Sono stati adottati oltre 15 mila provvedimenti. I settori meno virtuosi sono risultati l’edilizia (5.471 provvedimenti di sospensione) e i pubblici esercizi (4.511). Nelle aziende oggetto di sospensione sono stati trovati oltre 34 mila lavoratori totalmente in nero (il 54% dell’occupazione presente presso le aziende), di cui 4 mila stranieri privi di permesso di soggiorno (che rappresentano l’11,7% dell’occupazione in nero). In valori assoluti, il numero più alto di lavoratori in nero è stato riscontrato nei pubblici esercizi (10.200 lavoratori) e nell’edilizia (circa 10 mila lavoratori).
I dati confermano, secondo la Uil, “che il lavoro irregolare, nelle sue articolazioni o forme, è una vera e propria metastasi del nostro sistema economico e produttivo e che esso è figlio del più vasto mondo dell’economia sommersa”. Proprio la Uil, nel 2010, ha prodotto il 1° ‘Rapporto Uil sul lavoro sommerso’ che dimostrava “come il ‘fatturato’ della più grande impresa italiana, appunto l’economia sommersa, nel 2009 fosse arrivato a 154 miliardi/anno: il nesso con il lavoro nero e irregolare è quindi diretto e si intreccia, ovviamente, con l’altrettanto triste e famoso tema dell’evasione fiscale e previdenziale”.

