
Enia si presenta al pubblico come un moderno cantastorie, rievoca i ricordi del dopoguerra nella Sicilia del 1943, con il colorito dialetto palermitano. La voce narrante è quella di Gioacchino che, da bambino, rivede tutta la storia tragica della sua famiglia: zi’ Cesare, il capofamiglia, le cugine: Assunta, che non parla mai, Provvidenza, che si lamenta di tutto e tutti ed infine Crocifissa, che sembra che sia sempre dedita alla preghiera. Il racconto è scorrevole ed accentua pathos di pura tragicità, alternata da momenti tragicomici. Il background storico-culturale sono gli anni tragici del ’43, dove a farla da padrone sono le brutture della guerra nazi-fascista. La narrazione fornisce un quadro descrittivo molto efficace dei tipici costumi siciliani dell’epoca, con i cliché come la devozione degli stessi palermitani verso Santa Rosalia, che viene addirittura portata con tutta la “roba” con sé nel faticoso trasferimento da Palermo. Ciò che unisce la famiglia del protagonista è il forte senso di solidarietà, stretto dalla morsa della necessità dei tempi cupi, valori di un tempo, che sembrano ormai perduti.
L’ingresso è libero. Info: 059.859665 www.artivivehabitat.it

