
L’idea, nata un anno addietro, ha visto l’incontro di quattro soggetti differenti per storia e tradizione come Cooperativa Sociale Il Mantello, Unione Donne in Italia (U.D.I.), Azione Cattolica Italiana (A.C.I.) e Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (M.A.S.C.I.) per organizzare dei corsi di lingua e cultura. Trovando sollecitazione e sponda nel Comune di Carpi, che ha concesso il suo patrocinio, i suddetti soggetti si sono uniti, con i contributi economici della Commissione Pari Opportunità – e della Fondazione Cassa di Risparmio, per dar vita ad un grande progetto comune, al quale è sottesa l’idea che integrazione, benessere, stabilità e sicurezza di qualsiasi comunità non possano prescindere dalla conoscenza della lingua e degli elementi di costume costitutivi del territorio in questione.
Da sottolineare che il Progetto è in linea con l’intenso lavoro svolto negli anni passati dalla Consulta C del Comune di Carpi che a novembre 2009 presentò, nel corso di un convegno, un’interessante fotografia dell’Immigrazione sul nostro territorio in tutte le sue principali declinazioni: scuola, casa, lavoro.
Cultura e formazione, dunque, come strumenti concreti ed imprescindibili per “fare comunità”, integrare chi si stabilisce nel territorio carpigiano provenendo da paesi i quali, vicini o lontani, sono differenti dal nostro sotto molteplici aspetti: lingua, tradizione, usanze, condizioni socio-economiche, condizione della donna.
I corsi dureranno fino a Giugno 2011, con l’idea di riproporli anche nel futuro, tenuti da volontari – principalmente insegnanti, in pensione e non – non verteranno quindi solo e soltanto sull’insegnamento della lingua italiana, ma tenteranno anche di trasmettere quelli che sono gli elementi base di educazione civica: le principali regole di comportamento e stile di vita che chi proviene da aree geografico-culturali anche radicalmente diverse dalla nostra può legittimamente ignorare. Oltre a questi elementi, il progetto avrà anche una parte operativa e soprattutto orientativa: si cercherà infatti di far concretamente sperimentare ai corsisti le nozioni acquisite teoricamente attraverso attività quali, solo per fare qualche esempio, l’andare negli uffici pubblici per imparare a rapportarsi con la burocrazia, compilare documenti, moduli e CV, conoscere il codice della strada.
Sin da subito il progetto ha raccolto l’interesse di coloro ai quali si rivolge: 144 iscrizioni e 40 persone in lista d’attesa. Ventidue sono le nazionalità rappresentate, il 30 % è di origine pakistana, un’altro 30% dell’area maghrebina ma non mancano una ventina di cinesi – dato, quest’ultimo, assolutamente interessante ed inaspettato. Dopo un test di valutazione delle competenze linguistiche, sono state create otto classi a frequenza di due ore settimanali. Tenuti prevalentemente di mattina, i corsi di Ero Straniero svolgono una funzione complementare a quelli organizzati nel pomeriggio in via Bollitora Interna dal Centro Territoriale Permanente (CTP). Un dato significativo è l’alta presenza di donne, circa un’ottantina,le quali, per la durata delle lezioni, vengono supportate da volontarie, nell’accudimento dei loro bambini .
Il progetto, laico, ha due importanti conseguenze: crea un beneficio per tutta la comunità, in quanto fornisce strumenti di inclusione, integrazione ed uscita da una marginalità che rischia di diventare, quella sì, terreno fertile per l’illegalità e per i conflitti sociali ; allo stesso modo si crea un legame tra le organizzazioni sociali carpigiane e tra loro e quelle che riuniscono i migranti, aprendo o rafforzando dei canali di comunicazione che non potranno far altro che facilitare e incentivare il dialogo.
Il secondo punto sul quale si pone l’accento è la forte sussidiarietà del progetto: vedere degli enti del privato sociale che si mettono in rete per raggiungere un obiettivo condiviso è sicuramente un fatto esemplare e significativo in un campo dove è molto più facile assistere al fiorire di nuovi soggetti piuttosto che alla collaborazione e alla coordinazione di quelli già esistenti. Così facendo i gruppi coinvolti hanno potuto mettere in comune risorse, sensibilità e ramificazioni differenti, e questo è stato possibile anche grazie alla presenza comune nella Casa del Volontariato, dove questo clima è incentivato .
Parlando di rete, si sottolinea l’attivazione del sito internet www.erostraniero.it che dovrebbe diventare strumento pratico del progetto.
Dopo i mesi occorsi per delineare e realizzare un progetto condiviso – dal quale nascerà anche una rivista allo scopo di stimolare la cittadinanza a riflettere sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza – l’alto numero delle adesioni, la quarantina di volontari coinvolti, le voci dei bambini che alla mattina animano i corridoi e le stanze della Casa del Volontariato, e la grande varietà di volti sui quali sono impresse storie e patrimoni così differenti, sono altrettante prove tangibili di come l’unione sia, quasi sempre, anche forza.

