
Aprendo il dibattito, Cecile Kyenge (Pd) ha messo in evidenza «la mancanza di una legge nazionale sui richiedenti asilo» oltre alle contraddizioni e all’impreparazione del governo, «come hanno dimostrato le incomprensioni con la Francia e gli episodi successi al valico di Ventimiglia». «Leggendo l’ordine del giorno si capisce perché il centro destra vince le elezioni e la Lega le stravince», ha replicato Luca Ghelfi (Pdl) per il quale è «un’enorme fesseria» dipingere il centrodestra come xenofobo quando «il problema vero è che non tutti possono entrare indiscriminatamente, perché è questo che alimenta la paura, e la nostra politica tende a una reale integrazione nei limiti del possibile». Per Dante Mazzi (Pdl) «se c’è qualcosa di vergognoso è l’operato dell’Unione europea. In Italia non c’è posto per tutti gli immigrati che arrivano e quando i numeri sono così alti è ovvio che i processi di integrazione saltino. Lo Stato italiano non ce la può fare da solo e questa è una situazione di cui avrebbe dovuto farsi carico l’Europa». D’accordo anche Denis Zavatti (Lega nord) per il quale «quelli che entrano in Italia senza permesso di soggiorno, senza documenti e senza un lavoro non sono immigrati ma clandestini che in gran parte arrivano dalla Tunisia dove la guerra non c’è». Anche per Mauro Sighinolfi (Pdl) l’ordine del giorno andrebbe indirizzato non al governo ma all’Unione europea «che ci ha lasciati soli di fronte all’emergenza», mentre nella replica Fausto Cigni (Pd) ha affermato che con la legge Bossi-Fini «i clandestini sono aumentati e anche Maroni ha sbagliato su tutta la linea nel gestire l’emergenza della guerra in Libia senza nemmeno la capacità di avere un rapporto con l’Europa».

