
L’ordinanza indica infatti quali sono i limiti geografici della cinta urbana all’interno della quale è vietata qualsiasi forma di caccia, e i confini territoriali all’interno dei quali si può intervenire per catturare alcune specie o limitarne la diffusione (ad esempio la nutria); prescrive poi che si devono addestrare i cani da caccia solo nelle apposite aree autorizzate dalla Provincia, e che si possono inoltre fare circolare i cani domestici o addomesticati seguendo determinate prescrizioni contenute nel Regolamento comunale di Polizia urbana. L’ordinanza è stata redatta sentito anche il parere delle associazioni venatorie, i cui membri, come dimostra l’iniziativa della tabellazione volontaria, hanno dunque preso parte ad un percorso condiviso nel quale ente locale e cacciatori hanno lavorato di comune accordo.

