
Commercianti, ristoratori, artigiani carpigiani: il campione
Oltre 200 gli imprenditori commerciali coinvolti dall’indagine di Confesercenti – da C.so Fanti a C.so Cabassi, passando per P.zza Martiri, C.so A. Pio e P.zza Garibaldi, fino a C.so Roma – ovvero a totalità di quelli che operano nel cuore storico. Dei quali, ben 159 oltre il 70% quelli che hanno espresso il loro parere su tematiche quali: l’accessibilità, l’attrattività, le aperture, le iniziative, la sicurezza; ma anche i punti di forza del salotto buono della città e le problematiche che ancora non trovano soluzione. Sono prevalentemente aziende attive nel commercio (86,5%), quindi pubblici esercizi (9%) e artigianato (3,2%), quelle monitorate da Confesercenti. La maggior parte delle quali sono ditte di tipo individuale il 40,1%, società di persone (snc e sas) il 38,1% e società di capitali (srl e spa col 21,7%). Che si tratti mediamente di piccole e piccolissime aziende è testimoniato dal numero degli addetti occupati, che nel 65% dei casi non supera le due unità. Solo il 12,5% degli esercizi ha più di 4 addetti.
Dall’accessibilità all’arredo urbano: le criticità
Per circa il 70% degli intervistati oggi accedere in centro storico è difficile sia per chi ci lavora, sia per chi deve fare acquisti; né si ritiene che i parcheggi soggetti a tariffazione favoriscano una maggiore rotazione della clientela (53% contrari) che, anzi, sarebbe indotta a disertare il centro pur di non pagare la sosta. Si registra inoltre un vero e proprio ‘plebiscito’ di contrari riguardo un eventuale ampliamento della zona pedonale (78%) e della zona a traffico limitato (86%). Sorprendente e quindi degno di riflessione è il dato registrato su illuminazione e arredo urbano. Nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi 5 anni per la riqualificazione del cuore di Carpi, oltre il 60% dei commercianti esprime pareri negativi a riguardo, ritenendoli insufficienti o da migliorare. Va meglio la manutenzione delle strade ritenuta accettabile dalla maggioranza, mentre in merito alla sicurezza, la percezione che si ha in centro è come nel resto della città.
Orari e aperture straordinarie negozi
Gli orari e le aperture straordinarie rappresentano un altro tema molto sentito. Va sfatato anzitutto il mito, paventato da taluni, secondo cui i negozi del centro la domenica sono sempre chiusi. Tra chi tiene abitualmente aperto e chi lo fa in occasione di determinati eventi, sono circa i due terzi del totale gli esercizi del cuore storico disposti ad alzare le serrande anche nei giorni festivi. Il problema se mai è quello dell’attrattività dell’iniziativa in programma. Per “Carpi in Fiore” ad esempio il 75% dei negozi è aperto; come del resto si mantiene alta la percentuale anche durante i mercati domenicali col 57% di aperture. È basso invece il numero di operatori che decide di aprire durante manifestazioni di tipo culturale e sportivo perché al momento non all’altezza al richiamo di un pubblico propenso alla spesa e al consumo. Situazione analoga per le aperture serali. Ci sono iniziative che riscontrano un forte consenso di pubblico, come il ‘Down Town’, la notte bianca cittadina con il 45% degli esercizi disponibili all’apertura serale, mentre altre, promosse negli ultimi anni che hanno visto scemare vertiginosamente il gradimento di pubblico e commercianti (solo il 6% disponibile all’apertura i mercoledì sera estivi).
“In che modo dunque portare gente in centro a Carpi? Come renderlo un vero centro commerciale naturale? Aumentandone l’attrattività: e sono i commercianti stessi ad indicarla come priorità su cui serve il sostegno di tutti – fa sapere Siligardi – Un aspetto interessante da cui partire è con ogni probabilità l’ampliamento dell’offerta merceologica. Per le vie e le strade del cuore storico si riscontra una carenza dell’offerta alimentare. Una soluzione, gradita dal 59% degli intervistati, potrebbe essere quella di inserire la vendita di generi alimentari nei mercati settimanali del giovedì e sabato in Piazza Martiri. Così da rendere il centro cittadino una reale alternativa alle grandi strutture di vendita commerciali, e competere così alla pari di queste anche sotto il profilo quantitativo dell’offerta e non solo quello qualitativo”. Ma pure utilizzare i cosiddetti “palazzi contenitori”, cioè i grandi edifici siti in centro sotto-utilizzati e potenzialmente convertibili ad ospitare altre funzioni, potrebbe rappresentare un passo in vanti sulla via della valorizzazione. E i commercianti vedrebbero bene al loro interno, cinema, uffici pubblici e grandi negozi specializzati; centri fitness, auditorium, aree espositive, negozi di alimentari qualificati, ristoranti, pub e locali di intrattenimento.


