Identità biologiche classificabili come prodotti al supermercato. Richiama un immaginario da film di fantascienza, ma è una realtà consolidata, efficace e dalle numerose applicazioni: si chiama DNA barcoding ed è una metodologia diffusa da oltre dieci anni e che permette l’identificazione di identità biologiche, individuando e sfruttando la variabilità di una porzione di DNA.
Il DNA barcoding è così definito poiché la sequenza di molecole (i nucleotidi) che compongono il frammento analizzato di DNA definisce in modo specifico una determinata specie, così come il codice a barre nei supermercati definisce uno specifico prodotto. Così il lupo, il gatto, e l’uomo hanno un proprio codice a barre genetico con il quale possono essere identificati dall’analisi del DNA estratto da piccoli frammenti di pelle o peli.
A parlare di sviluppo del DNA barcoding l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ha invitato zoologi, botanici e biologi italiani per un confronto sugli avanzamenti e gli orizzonti di questa tecnica in un workshop “Il DNA barcoding: quali prospettive e applicazioni in Italia?” previsto per lunedì 12 e martedì 13 dicembre 2011 presso l’Aula Magna del Centro Servizi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia (via del Pozzo n. 71) a Modena.
Organizzato dal Dipartimento di Biologia dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia in collaborazione con ricercatori dell’Università Milano Bicocca, la Società italiana di Biologia Evoluzionistica, l’Unione zoologica italiana e la Società Botanica italiana il meeting proverà ad analizzare – dicono gli organizzatori – lo stato dell’arte di questa metodica, visto il numero crescente di laboratori attivi nell’ambito, a quasi dieci anni dalla sua formalizzazione ad opera di Paul Hebert”.
Quali sono le applicazioni di questa metodologia?
L’utilizzo di questa tecnica – hanno spiegato il prof. Roberto Guidetti e Mauro Mandrioli del Dipartimento di Biologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia – permette di scoprire frodi alimentari, di risalire alla specie a cui appartiene e al luogo di origine di un determinato alimento, e fornisce un fondamentale aiuto allo studio e alla salvaguardia della biodiversità.
Oltre ad un momento di confronto fra gli oltre 120 ricercatori attesi, l’incontro rappresenterà la prima occasione in ambito nazionale per mettere in collegamento e censire i laboratori italiani attivi nell’impiego del DNA barcoding anche in vista della possibile realizzazione di un consorzio.

