
La gravità del fatto è tale che la magistratura ha aperto due indagini: la prima per le violenze commesse dai vigili ai danni della famiglia e la seconda per l’originale procedura utilizzata nell’operazione. Secondo i giornali, infatti, gli agenti della polizia municipale si sarebbero mossi come veri e propri agenti provocatori infiltrati, un comportamento che in Italia è assolutamente illegale.
Davanti a questi fatti gravissimi Caselli si è preoccupato di costruire un indegno paravento politico per occultare e coprire in ogni modo le maldestre manovre attuate dal comandante Faso. Un episodio preoccupante è poi accaduto durante il consiglio comunale di martedì 28 febbraio. In quell’occasione la maggioranza Pdl-Lega, pur di evitare che si discutesse dell’accaduto, ha deciso di modificare strumentalmente l’ordine del giorno e, approfittando del conseguente momento di confusione, la polizia è entrata armata nella sala consigliare per identificare alcuni membri del pubblico presenti sugli spalti.
Questi sono gli stessi atteggiamenti squadristi che sabato hanno portato i vertici della Lega sassolese in piazza a pochi passi dal nostro presidio; il loro intento era chiaramente provocatorio. Inoltre è sempre più preoccupate il proliferare, sotto il governo Caselli, di gruppi neofascisti: una esponente di tali gruppi ha tentato di provocare una nostra reazione violenta presentandosi alla manifestazione con tanto di simboli fascisti.
Nonostante tutto però l’ iniziativa di comunicazione si è svolta senza incidenti ed ha avuto un grande appoggio dai sassolesi e da molte forze politiche antifasciste della città.
Ci auguriamo infine che questa volta il comandante Faso mostri un minimo di buon senso e si dimetta.
Solidarietà alla famiglia aggredita dagli agenti della polizia municipale.
(Gruppo di autodifesa)

