Sono passate solo due settimane dal convegno modenese “Quali prospettive per la riforma della cittadinanza e il diritto di voto amministrativo agli stranieri?” a conclusione della straordinaria raccolta di firme della campagna “L’Italia sono anch’io” e un caso davvero kafkiano dimostra tutta l’urgenza di una legge basata sullo “ius soli”, cioè la nascita sul territorio dello Stato, in sostituzione, per l’acquisizione del diritto di cittadinanza, dello “ius sanguinis”.

Due fratelli, Andrea e Senad, figli di genitori di origine bosniaca, sono nati e cresciuti a Sassuolo, hanno frequentato nella nostra provincia le scuole dell’obbligo, conoscono la cultura italiana, tifano per il Sassuolo e non sono mai usciti dall’Italia. La perdita del lavoro da parte dei genitori, e di conseguenza del permesso di soggiorno, li ha resi “clandestini” e da quasi un mese sono rinchiusi al CIE di Modena in attesa di una espulsione che non potrà avvenire, perché i due ragazzi sono apolidi. In Bosnia a nessuno risulta la loro esistenza non essendo mai stati censiti.

I ragazzi, che essendo nati e cresciuti in Italia dovrebbero avere diritto alla cittadinanza, sono certamente vittime delle brutture ideologiche e degli orrori culturali della legge Bossi-Fini, nonché della stortura giuridica rappresentata dai CIE, strutture costose, inefficaci e fonte di ingiustizie e sofferenze che, come molti denunciavano già prima della loro apertura, trattengono, al fine dell’espulsione, persone in situazione di irregolarità amministrativa, dunque per i motivi più diversi, dalla perdita del lavoro sino al caso paradossale di Andrea e Senad.

Questo caso farà scuola e potrà fungere da apripista giuridico per una situazione che è destinata a ripetersi con frequenza. Sono infatti oltre 500mila i nati in Italia da genitori stranieri che vedono, dopo i 18 anni, la possibilità di essere espulsi in base all’attuale legge. Sono numerosi anche i casi di cittadini apolidi come quello dei due fratelli di Sassuolo. Occorre dunque intervenire a livello politico e legislativo.

I nostri concittadini Andrea e Senad devono essere rilasciati e poter costruire la propria vita nel Paese in cui sono nati e cresciuti.

SEL Modena invita tutte e tutti al presidio del 19 marzo dalle ore 10 davanti al Giudice di Pace in via San Pietro, in contemporanea con l’udienza che deciderà sul loro caso.

Invitiamo tutte le istituzioni locali, i partiti, le associazioni ad attivarsi, ognuno nei propri ambiti, per sollecitare la liberazione dei due ragazzi e per fare sì che casi del genere non si ripetano mai più.

(Forum “Legalità, diritti umani e civili, Intercultura” Sinistra Ecologia Libertà – Federazione di Modena)