
Le novità del progetto di legge
Se in passato i proventi dei tributi di bonifica in montagna erano destinati a sostenere la sola attività di vigilanza, ora dovranno essere utilizzati per finanziare quegli interventi di manutenzione e di presidio del territorio che sono più che mai strategici in queste aree del territorio regionale. Per quanto riguarda le aree urbane, invece, il progetto di legge chiarisce chi dovrà pagare o meno il tributo di bonifica: non dovranno farlo gli immobili serviti dalla rete fognaria senza significative interconnessioni con la rete di bonifica, mentre pagheranno i proprietari di immobili che traggono un beneficio specifico e diretto dalle opere di bonifica. Lo strumento che permetterà di individuare gli immobili esclusi o tenuti al pagamento è il Piano di classifica degli immobili del comprensorio di bonifica, che dovrà essere predisposto da ogni Consorzio, sulla base di criteri definiti dalla Giunta regionale dopo aver sentito una commissione tecnica composta da esperti di tutte le pari interessate. Tra le novità del testo: l’obbligo a contribuire alle spese del Consorzio per chiunque, pur non associato, scarichi acqua nei canali consortili; la possibilità per il Consorzio di bonifica e il Servizio idrico integrato di accordarsi per una riscossione unitaria dei tributi e, in casi particolari, per una gestione concordata delle reti. Viene poi stabilito che i canali di bonifica potranno essere utilizzati anche per usi diversi da quello irriguo, come quello civile ed industriale, infine, i tributi di modesto importo saranno riscossi ogni due o tre anni, al raggiungimento di una soglia minima in grado di giustificare le spese amministrative per la riscossione.

