
Nel 2011 il tasso di disoccupazione under 30 in Italia è pari al 20,5% contro una media del 17,1% dell’Eurozona e un 5% della Germania. La quota di giovani under 30 inattivi (coloro che non cercano lavoro) è pari al 57,6% contro il 45,1% della Francia e il 36,7% della Germania, e in Italia solo il 42,6% dei giovani under 30 inattivi studia questa percentuale scende al 38,8% in Francia e al 30,9% in Germania. E’ quindi evidente e macroscopica la distorsione italiana in cui al una maggiore inattività giovanile non si associa una corrispondente maggiore propensione alla studio. Tale affermazione è evidenziata riscontrando che nella popolazione italiana nella classe di età 15/29 gli studenti sono il 40,7% contro 44,1% della Francia e del 49,5% in Germania. “In Italia – commenta Granelli – coesistono pericolosamente tre condizioni negative: meno giovani che studiano, meno giovani che cercano lavoro, più giovani inattivi che non studiano. In Italia 6 giovani su 10 non si offrono sul mercato del lavoro, in Germania 6 giovani su 10 lavorano. Gli abbandoni scolastici in Italia nella classe di età 15/24 è pari al 18,6% contro il 15,6% della media Eurozona, il 12,9% della Francia e l’11,8% della Germania”. Le criticità del mercato del lavoro giovanile in Italia si intrecciano con un sistema di istruzione che presenta scarsa efficacia e altrettanto scarsa interazione con il mercato del lavoro.
In Emilia-Romagna l’Istat registra nel 2011 che la Provincia che registra il maggiore tasso di disoccupazione nella classe di età 15/29 è Forlì – Cesena con il 9,5% seguita da Ravenna con l’8,9%, Parma invece segna il posizionamento migliore con un tasso di disoccupazione giovanile del 4,5% seguita da Reggio – Emilia con il 5,6% e Piacenza con il 6,1%, Bologna ha un piazzamento intermedio al 6,3% ma ha un tasso di attività tra i più bassi della Regione. Nel 2° trimestre 2012 le imprese italiane indicano previsioni per 228.190 assunzioni di cui il 64% in imprese con meno di 50 addetti. Il tasso di entrata nelle piccole imprese è del 23,8% ogni 1.000 occupati contro il 15,2% delle grandi imprese. Considerato che un numero consistente di mestieri a vocazione artigianale risultano di difficile reperimento abbiamo provato ad incrociare i dati delle posizioni ricercate con il numero dei laureati nel 2007 ancora disoccupati nel 2011 e risulta ad esempio che a fronte di: 1.192 assunzioni di difficile per meccanici, riparatori manutentori di automobili e assimilati vi sono 1.207 laureati in scienze dell’educazione e formazione (triennale) disoccupati da 4 anni; 887 cuochi in alberghi e ristoranti si registrano 878 disoccupati in lettere e materie letterarie (ciclo unico); 409 sarti, tagliatori artigianali modellisti a fronte di 496 disoccupati in Scienze del servizio sociale. “La lista potrebbe allungarsi – conclude Granelli – ma l’ intenzione di Confartigianato è solo quella di azzardare una provocazione tesa a mettere in luce la forte inefficienza esistente tra l’inesistente relazione tra la programmazione scolastico – formativa che si ripercuote pesantemente sul piano economico e sociale nel mercato del lavoro giovanile”.

