
Il rapporto tra uno scrittore così immaginifico come Dickens e i temi legati alla fine della vita e a quello che ci sarà dopo la morte, anche per chi rimane, è così fecondo che si ritrova in quasi tutte le sue opere.
Basti pensare a “Canto di Natale”, per citare uno dei racconti più noti e amati in tutto il mondo, ma anche a “Grandi speranze”, che si apre proprio in un cimitero dove il piccolo Pip immagina le sembianze dei propri genitori dalla forma dei caratteri e dallo stile delle iscrizioni sulle loro lapidi, poiché, precisa Dickens, vissero «assai prima dell’era della fotografia».
Leggere Dickens è come guardare un susseguirsi di immagini, che egli evoca rendendole vive e presenti ai nostri occhi ed è così che vanno lette le opere presentate in mostra. Esiste comunque sempre uno stretto rapporto tra fotografia e letteratura, costituito dall’interpretazione del reale. Lo sguardo del fotografo o del pittore è selettivo proprio come la costruzione letteraria, che attraverso la scelta dei personaggi e delle ambientazioni, tali da offrire a volte scorci rivelatori sulla natura umana, crea una sua originale rappresentazione del senso della vita. In questa occasione gli artisti hanno interpretato la Certosa ispirandosi alle tante ambientazioni ‘cimiteriali’ presenti nei racconti di Dickens.
L’Associazione Amici della Certosa ha come fine il proseguimento dell’opera di valorizzazione e di conoscenza del nostro cimitero ed il reperimento dei fondi, per continuare questo lavoro e contribuire al restauro e alla manutenzione. Per questo motivo l’esposizione terminerà infatti con un’asta benefica a favore dei restauri della Certosa, ed eccezionalmente il battitore sarà Patrizio Roversi, che si è gentilmente reso disponibile con questo gesto affettuoso e volontario verso il cimitero monumentale..

