canile_foto_repertorio“La verità è che un canile in montagna non serve, e spiego il perché”: il primo cittadino Luigi Fiocchi sottolinea come “il fatto che in montagna non si sia raggiunto un accordo per localizzare la struttura finanziata dalla Regione non è un dramma. Diamo un taglio a sterili polemiche, perché i problemi dell’Appennino sono ben altri. I soldi pubblici vanno utilizzati per scopi necessari e non perché ci sono”.

Prosegue il sindaco: “Anche per il futuro non ci sarà bisogno di un canile, perché i cani del nostro comprensorio sono ottimamente custoditi in una struttura della bassa reggiana, a Castelnovo Sotto, che ne può ospitare oltre cinquecento e che ho visitato personalmente, assieme all’assessore Alberto Castellini. Abbiamo controllato uno per uno gli animali e verificato, con il microchip, che corrispondessero a quelli del nostro comune. Si tratta nella maggior parte di animali anziani, tutti microchippati, ben curati, con i loro giusti spazi, in una struttura funzionale e adeguata, e in un luogo tranquillo, distante due chilometri dalle prime abitazioni, ad un costo giornaliero di due euro e mezzo circa, tutto compreso”.

Da quando a Villa Minozzo “non c’è più il canile comprensoriale – afferma inoltre Fiocchi – i cani abbandonati, sprovvisti di microchip, sono uno o due all’anno e possono essere tranquillamente accolti, nella prima fase, da un presidio veterinario (presente in ogni comune) che, dopo i dovuti accertamenti sanitari, li destina al luogo di accoglienza. Prima, quando ospitavamo la struttura, i cani venivano invece abbandonati di proposito nel nostro territorio e quindi diventavano automaticamente a nostro carico. Ed è per questo motivo che ne abbiamo ancora in essere un numero maggiore rispetto agli altri comuni, una trentina”.

Il sindaco, anche a nome dei consiglieri di maggioranza, ribadisce: “Siamo contrari, pure in prospettiva, all’ipotesi del canile montano. Innanzitutto si tratterebbe di un costo enorme rispetto ai benefici. I Comuni, e quindi i cittadini, oltre alle spese giornaliere degli animali, dovrebbero infatti pagare ulteriori oneri per la realizzazione dell’opera, perché il piano finanziario prevede la compartecipazione degli enti locali all’investimento. Inoltre, a livello di occupazione, il servizio coinvolgerebbe più o meno due persone, un numero irrisorio. Infine, la popolazione dei randagi tende fortunatamente a diminuire. Infatti in montagna, nello scorso anno, si è scesi da 200 a 170 unità”.

Conclude Luigi Fiocchi: “Ora i problemi sono altri per la nostra gente, il nostro territorio e non solo. Come amministratori e come montanari ci dobbiamo occupare di questo. Mai abbiamo sostenuto la logica che i soldi siano comunque ‘buoni’ se spesi nel proprio comune. E’ un modo di pensare che non ci appartiene. I finanziamenti sono validi solo se il risultato cui mirano è reale. Diversamente sono inutili, anzi dannosi. Uno vero spreco. Utilizziamo il denaro dove ci vuole veramente. Speriamo che le risorse non utilizzate oggi per il canile, la cui realizzazione sarebbe comunque costata attorno ai due milioni di euro, una vera follia, siano destinate a bisogni effettivi”.