
Facendo un bilancio dell’attività svolta nel 2012, emerge che sono stati 10.374, prevalentemente nell’area materno infantile, gli interventi di mediazione culturale con diminuzione all’anno precedente (-10%) legata alla riduzione di attività dovuta al terremoto. Tra questi 7.272 (84%) hanno riguardato pazienti che parlano la lingua araba e 1405 (14%) l’inglese. “Il ruolo più importante dei mediatori, però, è la costruzione di un linguaggio comune all’interno della relazione terapeutica tra operatore e paziente per agevolare il superamento delle barriere culturali. Il fine è quello di mettere in condizione i pazienti e gli operatori di compiere insieme il percorso di cura.” commenta Paola Vandelli, Responsabile del Settore Psicologia della Salute.

