
Un’illecita attività itinerante quella messa in piedi dalla 40enne che per “monetizzare” al massimo localizzava gli appartamenti da adibire a casa a luci rosse nei piccoli centri abitati in modo tale da non trovare troppa concorrenza rispetto magari a quanto accade nei grandi centri urbani. Il tutto ovviamente grazie alla compiacente e non disinteressata collaborazione del “prestanome del sesso” ovvero di un connazionale che affittava le case che poi “girava” in nero a esosi prezzi alla maitresse. L’ultimo anello mancante nell’indagine avviata nel mese di maggio dello scorso anno dai Carabinieri di San Polo d’Enza era per l’appunto l’affittuario che ora i Carabinieri hanno identificato essere un cittadino cinese di 43 anni residente a Milano denunciato alla Procura reggiana con l’accusa di concorso in sfruttamento della prostituzione. L’indagine come accennato era stata avviata alla fine del mese di maggio 2012 ed aveva preso spunto dalle analisi delle inserzioni giornalistiche delle ‘ragazze’ su alcuni quotidiani reggiani. Fingendosi un cliente, un militare dell’Arma ha contattato una prostituta fissando un appuntamento nell’abitazione di San Polo. Una volta sul posto, una giovane cinese gli ha chiesto 100 euro in cambio di una prestazione sessuale.
A quel punto il Carabiniere si è qualificato, consentendo in tal modo ai colleghi di intervenire per i controlli. Oltre al sequestro dell’appartamento e alla denuncia per il reato di clandestinità della giovane prostituta sorpresa in casa le indagini rivelarono che la prostituzione gestita da una maitresse “girovaga” riguardava l’Emilia Romagna con le prostitute che per brevi periodi stazionavano in appartamenti di piccoli centri abitati presi in locazione da un compiacente prestanome ora denunciato dai Carabinieri.

