
In Emilia Romagna sono 4.117 le imprese con 3 e più addetti, che hanno la Pubblica Amministrazione tra i maggiori clienti, mentre sono 2.690 le imprese sino a 9 addetti che hanno la PA come interlocutore privilegiato. Un dato che colloca la nostra regione al nono posto – in valori assoluti- fra le regioni italiane dietro a Lombardia (5.598); Sicilia (4.748); Lazio (4.733), Campania (4.356), Veneto (3881), Puglia (3424), Piemonte (3.353), Toscana (2821). “Quando leggiamo ritardo nei pagamenti dobbiamo tradurlo con mancanza di liquidità per le imprese – commenta Marco Granelli – significa che queste oltre 4mila imprese si vedono negati soldi per gestire la spesa corrente, detto in altri termini pagare i fornitori ed anche gli stipendi dei propri dipendenti. Una spirale che rischia di farle andare a fondo, soprattutto quando si salda con la crisi economica e il generalizzato allungamento dei pagamenti”.
Secondo i calcoli di Confartigianato, nel 2013 il numero dei fallimenti registrati in Italia ha superato quota 14.200, il 14,5% in più rispetto al 2012 e in aumento del 52% se la comparazione viene eseguita con il 2009. “Oltre agli effetti della crisi economica – prosegue Marco Granelli – un contributo a questa impennata dei fallimenti arriva anche dal ritardo dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione. Nonostante nell’ultimo anno lo Stato abbia erogato oltre 20 miliardi di euro e i tempi di pagamento della nostra PA siano scesi di 10 giorni rimaniamo i peggiori pagatori d’Europa: in Italia il saldo fattura avviene mediamente dopo 170 giorni, contro una media Ue di 61. Nel 2013 la pressione fiscale ha raggiunto il suo record storico, 44,3%, un livello mai toccato in passato. Infine, tra novembre 2012 e lo stesso mese del 2013, i prestiti bancari alle imprese sono diminuiti di 60,5 miliardi di euro, pari ad una contrazione del 6,2%”.
Sono 71 mila le imprese con 3 addetti ed oltre che hanno la P.A. tra i primi tre clienti, con una incidenza del 6,8%; una quota di poco inferiore anche per le micro imprese tra 3 e 9 addetti (6,0%). Le imprese con una presenza rilevante della P.A. nella clientela salgono al 16,1% del totale nelle Costruzioni seguito dal 6,6% dei Servizi non commerciali, del 4,3% del Commercio e riparazioni e del 4,1% del Manifatturiero. L’incidenza di imprese che hanno la P.A. tra i primi tre clienti è più elevata nel Mezzogiorno (9,6%), seguita dal Centro (6,7%), dal Nord-Est (5,8%) e dal Nord-Ovest (5,2%). In particolare a livello regionale vediamo le incidenze maggiori nella Provincia Autonoma di Trento dove tocca il 12,9%, in Calabria con il 12,3% e in Valle d’Aosta con l’11,8% mentre all’opposto le più basse incidenze si rilevano in Lombardia con il 4,3%, in Emilia-Romagna con il 4,4% ed in Toscana con il 5,0%.
A livello settoriale osserviamo che nell’Industria in senso stretto – per il 96% costituito da imprese del Manifatturiero – le incidenze maggiori di imprese oltre i 3 addetti che hanno la P.A. tra i primi tre clienti sono quelle di Valle d’Aosta (16,7%), Provincia Autonoma di Bolzano (12,3%) e Molise (10,3%) e le minori sono quelle di Marche (2,1%), Veneto ed Emilia-Romagna (entrambe a 2,5%) e Lombardia e Toscana (entrambe a 2,6%). Nelle Costruzioni si rileva che oltre un quarto delle imprese ha la P.A. tra i primi tre clienti in quattro territori: in Provincia Autonoma di Trento è al 32,5%; seguono Valle d’Aosta e Friuli – Venezia Giulia, entrambe a 26,6%, e Basilicata con il 23,9%; la quota comunque non scende sotto il 10% dei casi anche per le regioni che mostrano le incidenze minori, cioè Lombardia (10,2%), Emilia-Romagna (10,4%) e Toscana e Marche (entrambe a 12,6%). Per il Commercio e Riparazioni si va dalle incidenze più alte osservate in Provincia Autonoma di Trento (10,2%), Provincia Autonoma di Bolzano (8,1%) e Sicilia (7,6%) a quelle minori di Piemonte (2,7%) Marche (2,8%), Emilia-Romagna e Lombardia (entrambe a 2,9%). Infine nei Servizi non commerciali vediamo ai primi posti per incidenza la Calabria (12,9%), il Molise (12,3%) e la Sardegna (10,8%) e, all’opposto, si osservano le incidenze minori in Lombardia (4,2%), Emilia-Romagna (4,7%) e Toscana (5,0%).
Se ci limitiamo ad analizzare il Sistema Sanitario si osserva che la regione con più alta erosione del debito verso i fornitori del proprio sistema è il Piemonte con una quota di pagamenti sullo stock di debito del 54,7%, seguito dall’Emilia-Romagna con una quota del 30,2% e dal Veneto con una quota del 26,8%, mentre, all’opposto, si rileva la più bassa incidenza dei pagamenti sullo stock di debito per la Calabria con il 3,8% dei debiti saldati, preceduta dall’Umbria con il 6,7% e dal Molise con il 9,4%.

