
Ma Ivano, classe 1951 non rimane con le mani in mano, lo incontriamo a Bologna per la presentazione del suo primo Romanzo “Tretrecinque”.
“Io non avevo alcuna intenzione di scrivere un romanzo. Non sono uno scrittore. Ma il direttore di Einaudi me lo ha chiesto, mi ha ripetuto più e più volte che potevo farlo, mi è stato dietro per mesi, e alla fine l’ho fatto”.
Ivano Fossati, uno che di scrittura “ne sa” ci tiene a precisare: “riempire 400 pagine con un romanzo è ben altra cosa che esprimere un concetto che abbia il minimo di un senso nel breve spazio di una canzone”.
“Mi sono detto, ci provo, se nell’arco delle prime venti pagine non esce niente che mi soddisfi, mollo tutto. La storia invece è uscita da sola, fluida e fluente, la sera prima andavo a dormire già con l’idea di quello che avrei scritto la mattina dopo”.
Il romanzo racconta le vicende della vita di un uomo “per niente facile”, giovane negli anni cinquanta, piemontese, musicista, un uomo maschile e anche un po’ maschilista che nella vita ha avuto donne importanti, che è stato un padre assente…
“Non è affatto un romanzo autobiografico, non c’è un briciolo di me nella storia di quell’uomo, quando mi accorgevo che una parte di me poteva essere ravvisata, cancellavo e riscrivevo” tuttavia ci risulta assai difficile non accostare i quasi cinquant’anni di vita vissuta da musicista dall’autore a quella del protagonista.
Un pubblico attento e partecipe, orfano del Fossati cantautore ha seguito la presentazione bolognese, un paio di ragazzi con il pacco di LP rigorosamente in vinile da fare autografare, addirittura un signore con il 45 giri di “Jesael”.
A questo punto viene da chiedersi: “e se per rivitalizzare la discografia facessero incidere un CD ad Umberto Eco?”

