
Un ampio confronto questa mattina all’istituto “Fermi”di Modena sui temi sociali, sanitari e socio-assistenziali
Un’ampia riflessione sul tema della Povertà sociale, con un’analisi su fronti diversi da quello sociale a quello sanitario e socio assistenziale: questa mattina all’istituto “E.Fermi” di Modena si sono dati appuntamento rappresentanti delle istituzioni, del mondo della sanità, di realtà attive nell’ambito del contrasto alla povertà, del mondo della scuola e dell’università, del sindacato e dell’associazionismo per un confronto aperto sul tema della “povertà sociale. Bisogni e nuove progettualità”. L’iniziativa è stata proposta dal progetto Sollievo Sociale (SoS) attivato dall’Amnic (associazione nazionale mutilati e invalidi civili) di Modena e da “Nati per vincere?”. Marco Cattini, già cattedratico di Storia economica all’università Bocconi di Milano ha introdotto i lavori, moderati dal giornalista Rai Nelson Bova. “Per secoli – ha detto il docente elencando una lunga serie di azioni attuate dal Comune di Modena dal XII al XX secolo – si è perseguita qui un ‘economia sociale, civile e di interesse della popolazione, soprattutto dei ceti meno abbienti. Questa tradizione e’ un pegno che ci portiamo dietro e che possiamo spendere come comunità anche per il futuro”. Il vicesindaco Giampietro Cavazza ha parlato di “poverta estrema come parte di un sistema che è disuguaglianza: un tema che coinvolge tutti e ha a che fare con la cittadinanza attiva e per intervenire sul quale occorre conoscere come si forma”. “Valori come dignita’ e inclusione sociale – ha aggiunto la presiden dell’istuto Fermi Maria Cristina Zanti – sono nel nostri progetto formativo come sviluppo dellle competenze di cittadinanza. Ripercorriamo con i giovani i temi della solidarieta come valori sui quali costruire per le giovani generazioni”. Il presidente Anmic Ottorino Gelmini ha detto che “anzichè parlare di crisi è meglio parlare di variazione epocale del modello sociale. L’uomo è dotato di intelligenza e attraverso questa è in grado di acquisire una consapevolezza che diventa sensibilita”. Ciro Bonini, delegato socio-sanitario Anmic di Modena ha sottolineato come “disabilità non sia sinonimo di infelicità, perchè .una persona disabile può essere una persona felice. Con il diritto di essere accettata e amata in un amore relazionale con l’altro”. Per Eros Benassi, direttore della Caritas diocesana modenese, “è una sfida aperta, secondo quanto indica papa Francesco, per rimuovere le cause della povertà e ridurre la cultura dello scarto. Il nuovo umanesimo indica l’opzione preferenziale per i poveri nel segno dell’ inclusione sociale: una situazione che non dovrebbe consentire di dormire sonni tranquilli”. Da Maria de Mastro, delegata Scuola-Salute di Anmic Modena la constatazione che il “disagio psichico-sociale è difficile dq gestire perche gli insegnanti sono lasciati soli, mentre quel che serve è una didattica inclusiva, che punti anche solo al poco ma che sia davvero per tutti”. Presente in video-conferenza da Strasburgo alla conferenza sulla povertà sociale anche l’eurodeputata modenese Cecile Kynge. “ L’Europa si è dotata di strumenti e strategie con obiettivo di far uscire almeno 20 milioni di persone dalla povertà nei prossimi 6 anni con risorse dedicate al contrasto dell’ indigenza. Non possiamo permetterci di non utilizzare i fondi europei o di utilizzarli male perchè occorre dare voce al grido dei poveri”. Nazaro Pagano, presidente nazionale Anmic, ha detto che “la normalità o la disabilità dipendono da come noi vogliamo connotare questi termini, perchè possiamo essere tutti normali o tutti disabili. Lavoro scuola istruzione e sanita: se ci sforziamo su questi quattro elementi potremo trovare una società davvero piu inclusiva”. Per il direttore del distretto sanitario di Carpi Claudio Vagnini occorre che “le persone imparino a non sprecare i servizi sanitari perchè la gente ha inteso la gratuita e l’universalità del servizio come sprecabilità. Se vogliamo fare un percorso di inclusione dobbiamo mettere avanti la cultura per conoscere la realtà”. Suor Ines Talignani, superiora delle Sorelle della Casa della Carità, ha detto che “la carità ha un risvolto politico, che non è assistenzialismo. Noi cerchiamo ogni giorno di dare la parola ai poveri perchè c’è qualcosa che, a partire da loro, offre una logica diversa che e’ evangelica e diventa profondamente umana. Occorre mettere avanti le difficolta’ dell,altro”. Per Giacomo Guaraldi, referente dell’accoglienza Dsa-Unimore “garantire il diritto allo studio con agevolazioni e riduzioni agli studenti disabili significa non farlo sotto forma di atteggiamento assistenzialistico e pietistico. Oggi si e passati dal riconoscimento dei bisogni al riconoscimento dei diritti pur in modo non indiscriminato”. Secondo la segretaria confederale della Cgil Tamara Calzolari “serve il coraggio di invertire la rotta e di investire sul lavoro. La povertà non è ineluttabile e insita nel sistema, ma è,evidente che è il frutto di precise scelte economiche.. Ragionare allora di scelte che promuovano l’uguaglianza e’ sicuramente un esempio positivo”. L’assessore alla coesione sociale e al welfare del comune di Modena Giuliana Urbelli ha aggiunto che “siamo riusciti nei decenni passati a costruire il modello emiliano lavorando su due elementi: il reddito e l’inclusione. Ora questo da qualche anno e’ messo in discussione. Occorre allora mettere in rete (i dati, le conoscenze da condividere per approcciare anche le realta inespresse) e spostare risorse dall’assistenza alla prevenzione”. Tra le esperienze concrete, oltre al lancio di “Trovandovai”, Gaetano Tripoli di Progetto insieme che vede insieme ex bancari, Caritas e diocesi di Modena, ha parlato dell’impegno per aiutare le famiglie indifficoltà. “Oggi facciamo consulenza sul bilancio familiare e puntiamo sull’educazione: sono fermamente convinto che la strada da percorrere sia quella di crerare sinergie e di dare dignità alle persone, perchè la povertà non toglie la cittadinanza”. Ramona Vai, illustrando il social market “Il pane e le rose” di Soliera ha detto che le tre realtà presenti in provincia (analoga struttura anche a Sassuolo e Portobello a Modena) sono dimostrazione concreta del bisogno espresso, oltre che esempi di speranza e di solidarietà: un modo diverso di mettere l’intelligemza a servizio del bene comune, evitando gli sprechi e riducendo I consumi”. Ha chiuso la mattinata dedicata al tema della povertà sociale Albano Dugoni, portavoce del Forumn del Terzo settore della provincia di Modena per il quale “sul tema della povertà è necessario “introdurre una forma di reddito minimo. all’insegna di un sano pragmatismo e di una concreta corresponsabilità. Occorre che uomini e donne siano fiduciosie protesi nel cambiamento”, ha concluso.

