
Uguale età pensionabile per la pensione di vecchiaia senza distinzione di genere poi significa penalizzare le donne.
Così come dimenticare che la riforma previdenziale del 1995, che ha introdotto il calcolo di pensione con il sistema contributivo, ha cancellato una grande conquista sindacale riferita all’integrazione del trattamento minimo e ancora la recente legge di stabilità del 2015, ha stravolto la previdenza complementare aumentandone l’imposizione fiscale e consentendo di chiedere il TFR in busta paga a discapito dell’assegno pensionistico futuro. Per non parlare degli esodati e chi più ne ha più ne metta. Certo è che questo quadro sconfortante fa sì che che il sindacato a giusta ragione deve farsi carico di una iniziativa forte sul tema.
Alcuni dati significativi: in Emilia Romagna il numero delle pensioni in essere sono al 31-12-2013 ben 1.497.394 di cui ben 885801 percepite da donne, l’importo medio delle pensioni è di 662,68 contro i 1182,82 degli uomini.
A fronte di questi elementi ritengo non più rinviabile il tema, ma allo stesso tempo aprire questa discussione non è certo con l’intendimento di abbassare la soglia di reddito e contribuire a creare davvero una generazione di pensionati in essere poveri e una futura generazione di anziani in condizioni ancora peggiori.
(Luigi Tollari, segretario Generale CST UIL Modena e Reggio Emilia)

