
In 8 laboratori ad ampie superfici ceramiche costruiti nell’impluvium della Triennale, 45 universitari laureandi si daranno il cambio durante i 10 giorni della mostra con storie e sostanze sempre diverse, coadiuvati da un’attrezzatura che riprenderà proiettando sulle pareti e riversandoli sui “social” (#LaboratorioCeramicsOfItaly) gli esperimenti operati in “presa diretta”, attraverso macchine setacciatrici professionali appositamente trasformate con le quali produrranno miscele e separazioni di quel processo che precede, come nella ceramica, la fase di cottura.
Nel laboratorio “La Giusta Soluzione” si sottintende che la relazione di miscela tra le parti crea anche una proporzione che relaziona i processi ai risultati e quindi è giusta. Ad esempio: acqua e sale per la cottura della pasta, caffè e zucchero, sugo di pomodoro e parmigiano, olio d’oliva e aceto. Creando miscele in soluzione si darà origine a quadri cromatici in continua evoluzione il cui effetto estetico, mai ugualmente riproducibile grazie alle vibrazioni, ne esprime il fantastico processo.
Peso, volume, velocità e forma sono gli ingredienti che animano il secondo laboratorio, dal nome “La Ricetta dell’Inscindibile”, in cui si focalizza l’attenzione sull’osservazione dell’inscindibilità attraverso fenomeni meccanici di miscela e intrecci, attraverso il variare dell’intensità di vibrazione del piatto. Il cibo e la ceramica, sono anche questo: il prodotto inscindibile di una miscela di ingredienti che, attraverso una prima fase di lavoro meccanico preciso e caotico, producono un nuovo valore, diverso e maggiore delle sue parti.
Nel laboratorio “L’Espansione Necessaria” invece la procedura prevede che una volta posizionati sul piatto vibrante, tramite la regolazione di intensità delle vibrazioni, questi inizino a miscelarsi tra di loro creando una “schiuma” che si espande sulla superficie: inizia a crearsi un primo composto mediamente omogeneo. Successivamente, ispirandosi al funzionamento delle macine, verranno inseriti degli elementi di peso e massa sufficiente grazie ai quali l’impasto raggiunge una consistenza più compatta. L’espansione ottenuta con una reazione chimica di elementi naturali diventa quindi la possibilità di osservare e studiare la geometria della materia stessa nelle nuove conformazioni di forma e dimensione che sono essenziali, e generalmente ottenute nella fase di cottura, all’inscindibile relazione d’insieme dei prodotti finiti nel design del cibo in rapporto all’efficienza alimentare.
“Limit no Limits” è il nome del quarto laboratorio che si lega al concetto di confine, limite, bordo, margine. Quando due liquidi non miscibili fra loro vengono in contatto, si separano creando un limite. Dove finisce uno inizia l’altro. Analogamente funziona per i coloranti alimentari, costituiti da sali di sodio di acidi solfonici aromatici. E’ interessante come le caratteristiche di alcune materie alimentari si evidenzino grazie al materiale ceramico. Attraverso argini, straripamenti, scavalcamenti e galleggiamenti nell’area limitata del piatto vibrante verranno messe in scena le qualità di alcuni ingredienti alimentari quasi come in un meraviglioso teatro dell’improvvisazione che, di fatto, quotidianamente produciamo cucinando nei limiti meravigliosi della materia.
L’intento principale del laboratorio “Mandala Ceramico” è di raccontare, attraverso l’estetica, ad esempio delle spezie, una straordinaria caratteristica di relazione tra gli ingredienti, i loro colori e la posizione degli stessi nel piano, creando impasti artificiali a memoria della ceramica decorativa italiana e dei mandala orientali, da scomporre successivamente grazie alle vibrazioni meccaniche del piatto vibrante, che permette loro di riassemblarsi in composizioni caotiche che producono nuove estetiche. Il “gioco” proposto è quello di un lavoro inverso che, da un assemblaggio decorativo riferito a ceramiche italiane storiche ma anche a disegni liberi o simili a mandala, si ri-figuri in una relazione tempo-vibrazioni (lavoro), fino a dissipare tra loro le diverse granulometrie, pesi e colori separando le singole unità-ingredienti del disegno in disegni nuovi di lavoro e spostamento.
Gli ingredienti alimentari hanno dei colori che sono associati spesso sia per memoria che per attinenza (il rosso del peperoncino piccante o il giallo del limone aspro) offrendo una scala parallela tra sapore e vista. Miscelato nelle quantità necessarie, il colore diventa una scala di sapori. E’ questo il filo conduttore del sesto laboratorio denominato “RGB Alimentare”, dove si giocherà sulle relazioni tra gli alimenti sperimentandone le corrispondenze cromatiche invece che alimentari. Le vibrazioni li scompongono e ricompongono offrendo una sorta di piatto di luce, di intrecci caotici meravigliosamente suggestivi.
Il laboratorio “Sinestesia Indotta” vuole stimolare, attraverso infusi, la vista attraverso l’olfatto, il senso più misterioso e primitivo. Si struttureranno profumi, odori ed aromi secondo piramidi olfattive suddivise in categorie di miscele progettate: dolci, speziate, aromatiche, fruttate o balsamiche. La qualità olfattiva delle materie sarà riscoperta quale tecnica necessaria alla lavorazione del cibo, capacità di relazionare le parti in cui l’estetica e l’olfatto divengono a loro volta miscela inscindibile. La ceramica pone un campo neutro necessario, senza il quale il processo di contaminazione sarebbe irrealizzabile.
“Tracciare l’Invisibile” è l’ultimo degli otto laboratori, che nasce dall’incontro tra le spezie e un alimento “collante” e viscoso. La diversa granulometria delle spezie e le differenti viscosità dei collanti fanno si che l’incontro tra i due elementi avvenga in modo differente creando sempre nuovi rapporti di sovrapposizione e aderenza, creando aree piene o delimitazioni, zone fisse ed in movimento. Le immagini e le forme che vengono generate descrivono a pieno il fenomeno dell’aderenza e della differente natura dei materiali in quanto si formano secondo la composizione dei materiali stessi ed il loro rapporto.

