
Già nel 2011 Ganassi aveva presentato negli spazi dell’Appartamento Estense della Rocca quattro tele dedicate al’Inferno, ispirate al grande poema ma anche summa di un lavoro artistico cinquantennale. Quel percorso è poi proseguito, ed è diventato un insieme di opere ispirate al viaggio di Dante.
Un lavoro durato anni, suggestivo e di forte impatto. Così lo stesso Ganassi racconta il suo percorso: “Un giorno sfogliando un quotidiano fui colpito da un’illustrazione dell’inferno dantesco; dannati ignudi correvano cercando invano di ripararsi dalla pioggia di fuoco che lacerava i loro corpi. Una profonda angoscia sotto le sembianza di una spada, mi colpì in profondità il cuore, scatenando cupi ricordi: mi ritrovai in quell’istituto psichiatrico dove lavorai per tanti e lunghi anni. Un impulso irresistibile mi spinse dove custodivo l’opera del divino Poeta approfondendo gli studi sempre più angosciato, ma affascinato dai suoi canti; iniziai così ad illustrare il viaggio nell’oltretomba”. Così invece il critico d’arte Gianluca Ferrari, curatore della mostra alla Rocca: “Se vogliamo affermare oggi un primo possibile punto di arrivo nell’opera di risignificazione del lavoro artistico di Ganassi (compiuto definitivamente grazie a questo ciclo pittorico del Divino inferno) questo punto fermo lo possiamo vedere proprio nel suo essere riuscito a liberare il proprio colore interiore, vivificandolo nel dialogo con ombre, luci, tela, matericitá e spiritualitá”.

