
Confagricoltura Emilia Romagna, così come il nazionale, chiede ormai da mesi al Ministero dell’Agricoltura degli interventi strutturali a sostegno dell’allevamento suinicolo italiano, per permettere di avere un settore economicamente autosufficiente e sostenibile, in cui venga riconosciuto agli allevatori il valore del proprio prodotto. In agosto una delegazione dell’organizzazione agricola si è recata al Mipaaf per avanzare specifiche richieste affinché il ministro Martina potesse far valere le esigenze del comparto alla manifestazione di Bruxelles, lo scorso 7 settembre, alla quale hanno partecipato anche tanti associati di Confagricoltura.
“Con rammarico apprendiamo – prosegue il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna – che lo strumento sul quale è stata posta maggior attenzione, è proprio quello meno utile all’Italia ossia l’ammasso privato>.
“Infatti, il sistema di stoccaggio privato per la carne suina proposto ieri – continua – non farebbe altro che posticipare di sei-nove mesi il problema come è già successo in passato”. Poi entrando nel merito dell’aumento dei fondi per l’attività di promozione sui mercati dei paesi terzi, osserva: “Questi aiuti rimarrebbero tuttavia subordinati alla nostra legislazione nazionale – in particolare ai vincoli posti dalle barriere sanitarie all’esportazione di carni suine – e finirebbero per avvantaggiare solo i Paesi del Nord Europa”.
Confagricoltura Emilia Romagna rimarca la necessità di un ulteriore sforzo verso l’abbattimento delle barriere non tariffarie e degli ostacoli all’apertura di nuovi mercati (inclusa la revisione dei limiti sanitari all’export almeno per quanto concerne le frattaglie suine verso la Russia); l’aumento della soglia del “de minimis” che in agricoltura è ancora troppo bassa e la ristrutturazione del credito.
“Ma soprattutto – conclude il presidente Tosi – non vorremmo che le risorse messe a disposizione andassero ancora una volta all’industria di trasformazione e non al reale sostegno degli allevatori e, quindi, della carne suina proveniente da capi nati, allevati e macellati in Italia. Ci attendiamo pertanto dal Governo la valorizzazione della filiera suinicola italiana nelle sedi comunitarie”.

