
La Regione Emilia-Romagna si è dotata di un’apposita legge (la n. 5 del 2013) per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio da dipendenza dal gioco d’azzardo patologico. Qualche dato: a livello regionale, il gioco d’azzardo legale comporta una spesa media pro capite di circa 1.600 euro l’anno. Il consumo di gioco, in rapporto al Pil, vede al primo posto Rimini con un 6%, passando per il 5,62% di Reggio Emilia, e il 5% di Modena, Parma e Ferrara. Solo le province di Forlì Cesena, Bologna e Ravenna si attestano sotto il 4,50 % del Pil. Si tratta di indicatori significativi per misurare l’indebitamento patologico e il rischio di usura che deriva da questa propensione al gioco.
In regione il sistema di cura è costituito da circa 40 punti di accoglienza e trattamento che fanno capo ai SerT e ai soggetti del terzo settore accreditati nell’ambito delle dipendenze, e che collaborano strettamente con i servizi. In questo contesto la comunità reggiana “Pluto” è stata la prima in Italia dedicata esclusivamente al trattamento – breve, in regime residenziale – di giocatori.
Complessivamente nel 2015 i servizi hanno trattato circa 1.300 pazienti (erano 512 nel 2010) con dipendenza da gioco d’azzardo patologico. Sono stati realizzati i corsi di formazione obbligatori per i gestori di locali dedicati al gioco: 42 (dato al 31 dicembre 2015), che hanno coinvolto 800 gestori.

