
L’interrogazione, illustrata dal capogruppo Domenico Campana, è stata trattata insieme all’ordine del giorno sullo stesso tema sottoscritto dai consiglieri di Per me Modena, Sel e Fas-Sinistra italiana ed emendato su richiesta del Pd, che invita l’Amministrazione “in coerenza con il Patto per la crescita sostenibile e intelligente di Modena, a non utilizzare i voucher se non nei casi strettamente previsti dalla legge sia nei rapporti di lavoro diretti, sia indirettamente nell’ambito dei contratti d’appalto di opere, lavori e servizi affinché venga sempre più promosso il lavoro stabile e di qualità”. Invita inoltre a “utilizzare i tavoli di confronto già attivi per monitorare e contenere il ricorso ai voucher”. L’ordine del giorno è stato approvato con il voto a favore di Per me Modena, Sel, Fas-Si, Pd, Movimento 5 stelle e quello contrario di CambiaModena. Astenuta Forza Italia.
Nel rispondere all’interrogazione, l’assessore Bosi ha ricordato che l’Amministrazione comunale di Modena “non utilizza i voucher, anche se la legge, in determinate situazioni, lo consentirebbe”, sottolineando che “non solo non li utilizza ora ma è decisa a non utilizzarli anche in futuro”. Per quanto riguarda le imprese appaltanti e sup-appaltanti “è lo stesso Jobs Act che vieta il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio, che sono appunto quelle normalmente compensate con i voucher, nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere e servizi”.
L’assessore Bosi ha fornito anche alcuni dati per inquadrare il fenomeno dell’utilizzo dei voucher che dalla loro attivazione, circa cinque anni fa, hanno registrato una “crescita impressionante” passando dai diecimila del 2010 ai 115 mila del 2015. In Emilia Romagna, nei primi sei mesi del 2016, sono stati venduti quasi nove milioni di voucher (esattamente 8.822.380) con numeri in aumento mese per mese, da 1 milione 161 mila di gennaio, a 1 milione 668 mila 886 di giugno. In questo contesto, la provincia di Modena si colloca al secondo posto in regione, subito dopo Bologna, per numero di voucher venduti (1.503.729, pari al 17 per cento del totale). Di questi, per quanto riguarda le categorie merceologiche di riferimento, circa il 60 per cento risulta come “attività non classificata”, le altre categorie maggiormente rappresentate sono servizi (9,2 per cento) e turismo (8,4 per cento).
Nella replica il consigliere Campana ha sottolineato che “a proposito del divieto dell’uso dei voucher da parte delle imprese appaltanti si pone il problema del monitoraggio e del controllo dei comportamenti, difficile dal punto di vista operativo, ma chiedo che si cerchi il modo per rendere efficace la vigilanza”.

