
Le aziende (4 opifici tessili, 2 stirerie, 4 attività commerciali e una esercente attività lavorazione marmi) sono risultate essere tutte essere gestite da cittadini cinesi e, contrariamente a quanto verificato nel corso di analoghe attività le stesse versavano in condizioni igienico – sanitarie ritenute nella norma. Nel dettaglio il titolare di un azienda tessile ubicata a Reggio Emilia e 2 commerciante sono stati denunciati per l’installazione di telecamere non autorizzate che riprendevano i dipendenti al lavoro mentre altro titolare di azienda tessile e il proprietario di una stireria sono stati denunciati per occupazione di manodopera clandestina il primo 2 clandestini l’altro 1. Di seguito la forza lavoro in nero accertata in ogni singola impresa:
- un’azienda tessile 9 lavoratori in nero su 12 (pari al 75% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro);
- due attività commerciali rispettivamente un lavoratore in nero su 2 ( pari al 50% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro);
- un’azienda tesile 2 lavoratori in nero su 3 (pari al 67% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro);
- una stireria 4 lavoratori in nero su 8 ( pari al 50% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro);
- un’azienda che lavora marmi 2 lavoratori in nero su 9 (pari al 23% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro).
Ai sensi delle attuali norme di legge nei confronti di queste ultime 6 attività aziendali venivano emessi i provvedimenti di sospensione dell’attività che procedevano anche nei confronti dei rispettivi titolari comminando sanzioni per circa 50.000 euro. Ora la ripresa delle attività dipenderà dai titolari che dovranno regolarizzare i dipendenti impiegati in nero e pagare la maxi multa.

