
Il mercato canadese risulta inoltre strategico per migliorare la competitività dei nostri prodotti negli Stati Uniti ossia il secondo sbocco del “food and beverage made in Italy” pari, in valore, a 3.545 milioni di euro (+19,5%) nel 2015 e 3.750 milioni (+5,8%) nel 2016». Commenta così il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Gianni Tosi, l’esito positivo raggiunto da via Aldo Moro. «Il Ceta non favorisce affatto l’agropirateria bensì rappresenta – prosegue Tosi – un passo avanti nella lotta contro l’Italian sounding prevedendo una clausola che sancisce il divieto di evocazione per quanto riguarda nomi, immagini e simboli che richiamino una nazionalità diversa dall’origine del prodotto».
Il trattato commerciale Ue-Canada, che è entrato in vigore in via provvisoria una settimana fa, tutela il 98% dell’export di prodotti italiani Dop e Igp in Canada. Per la prima volta un Paese con un mercato potenzialmente importante come il Canada ha fatto proprio il riconoscimento del sistema delle indicazioni geografiche. «Grazie a ciò, d’ora in poi – precisa infine il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna – si eviteranno gli errori fatti in passato, ad esempio nei trattati di libero scambio con Marocco e Tunisia che hanno fortemente penalizzato le produzioni italiane».

