
LIFC Emilia onlus, l’Associazione che da 30 anni si occupa di solidarietà concreta verso i malati affetti da fibrosi cistica e le loro famiglie, ha voluto dare loro voce attraverso la produzione di un filmdocumentario a tematica sociale in cui i malati si raccontano in prima persona. Un viaggio tra emozioni diverse che si intrecciano in modo semplice e spontaneo e che penetrano con forza nel cuore dello spettatore.
Il film, grazie all’intervento della dott.ssa Elisa Rasori, Responsabile formazione Medici di Base a Reggio Emilia, è stato proiettato in prima assoluta a Reggio Emilia, di fronte ad una platea di futuri medici di base, studenti del corso di specializzazione in medicina generale. Alla proiezione è
seguito un dibattito nel corso del quale gli specializzandi si sono confrontati con grande partecipazione, con i docenti, il regista, i rappresentanti dell’Associazione, i medici del Centro di Cura FC dell’Emilia, con sede a Parma, e con Antonella, tra i protagonisti del documentario, la quale ha voluto portare anche in questa occasione la sua storia e testimonianza.
Quella che emerge dal film documentario è una storia corale di sofferenza e speranza, di dolore e ironia. Le testimonianze che i pazienti ci regalano sono un esempio di consapevolezza e coraggio, anche nell’attesa per un indispensabile trapianto. La riflessione riguarda questa malattia nello specifico, ma si allarga poi a considerazioni di carattere generale, sul senso da dare al tempo che ci è concesso vivere e su quanto sia importante la decisione di donare i propri organi e tessuti.
Riflessioni che coinvolgono tutti.
Questa è solo la prima tappa che vede coinvolto il territorio reggiano in quanto il programma prevede una divulgazione aperta al pubblico e in particolare verso le scuole. Il documentario infatti
risulta particolarmente idoneo ad un pubblico di giovani che rappresentano la cittadinanza attiva del domani.
La Fibrosi Cistica è la malattia genetica grave più diffusa, ma resta una malattia poco conosciuta all’opinione pubblica. E’ una malattia multiorgano, che coinvolge in particolare i polmoni che, nei casi più gravi, è necessario trapiantare. I portatori di fibrosi cistica sono circa il 4% della
popolazione, cioè 1 persona ogni 25. Una coppia costituita da due portatori sani avrà un rischio del 25% di generare figli malati. Oggi è possibile riconoscere i portatori sani con il test del portatore, su presentazione di richiesta del medico curante, eseguito in laboratori specializzati, che prevede un esame per individuare tra adulti in età riproduttiva i portatori sani, ma ancora non esiste screening in merito.
Ancora non è stata individuata una cura definitiva per la fibrosi cistica, per questo motivo è importante coinvolgere l’opinione pubblica e soprattutto i giovani, in qualità di futuri genitori,
donatori, colleghi, compagni di scuola e rappresentanti di quella cittadinanza attiva del domani, positiva che si fa carico delle criticità poste al suo interno.

