
Le azioni in cui si svolge l’attività delle persone condannate al lavoro di pubblica utilità riguardano principalmente: azioni di pulizia e manutenzione integrative nelle aree verdi pubbliche; collaborazione e supporto all’Amministrazione comunale e ai gruppi di cittadini attivi in progetti incentrati sulla tutela dell’infanzia, sulla tutela ambientale, sulla promozione del senso civico e sulla cura dei beni comuni; piccoli interventi di ripristino dell’arredo urbano e del decoro urbano; supporto alla rimozione del vandalismo grafico; collaborazione e supporto per eventi, manifestazioni, iniziative varie dell’Amministrazione o di soggetti diversi in rapporto di collaborazione con la stessa; interventi di emergenza (ad esempio Piano freddo e Piano neve); supporto a specifiche attività pertinenti alla professionalità del condannato. Le attività vengono svolte con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute dei condannati. Il progetto non ha nessun costo per il Comune, poiché è fatto divieto dalla normativa di retribuire il lavoro di pubblica utilità connesso a condanne penale, mentre la copertura assicurativa è fornita da un apposito fondo INAIL. Le persone che intendano beneficiare di questa pena alternativa devono richiedere, preferibilmente tramite il proprio legale difensore, una previa dichiarazione di disponibilità da parte dell’Ente. A coordinare il progetto, il monitoraggio e la valutazione delle attività per il Comune di Bologna continueranno ad essere gli uffici dell’Area Nuove cittadinanze, Inclusione sociale e Quartieri.
Dal 2011 sono giunte all’Amministrazione 907 sentenze per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, di cui 827 quelle la cui esecuzione si è conclusa, per un totale di circa 40.000 ore di lavoro svolto; le restanti sono in corso di esecuzione o, per varie motivazioni legate alle singole persone condannate e tutte regolarmente comunicate agli organi giudiziari e di vigilanza, non sono state portate a compimento. Circa il 10% delle sentenze sono state pronunciate da Tribunali italiani diversi da quello di Bologna.

