
Nel periodo in esame la spesa per fabbricati non residenziali, opere stradali e altre opere del genio civile delle Amministrazioni locali è scesa di 3.774 milioni di euro. Il 78% delle decisioni di investimento in lavori pubblici si riferisce ai Comuni, il 9,5% a Province e Città metropolitane, il 5,7% a Regioni e ASL e il 6,8% ad altre amministrazioni; contrazioni più accentuate della media si riscontrano per Province e Città metropolitane (-41,6%) e Regioni ed ASL (-41,4%). Per tipologia di intervento si osserva una caduta del 48,4% per le opere di nuova realizzazione e un calo del 26,4% dei lavori di manutenzione, recupero e ristrutturazione che riguardano i due terzi (67,7%) delle decisioni.
La caduta della domanda pubblica ha determinato effetti pesanti sull’occupazione nella filiera dell’edilizia. In questi settori – Costruzioni, indotto manifatturiero e servizi all’edilizia – tra il 2012 e il 2016 si sono persi 296 mila occupati, con un calo dell’11,8%. Calo più ampio per le Costruzioni che vede ridursi l’occupazione del 14,8%, un ritmo doppio rispetto al -7,0% dell’indotto.
A Reggio Emilia, nella fattispecie, le costruzioni hanno perso tra il 2012 e il 2016 4.226 occupati, l’indotto manifatturiero 1.789, mentre sono in crescita i posti nell’immobiliare e nei servizi professionali (+238). In totale, dunque, sono stati persi 3.246 posti di lavoro su un totale di 46.099 occupati (con un calo percentuale del 17%). La filiera casa sul totale dell’economia ‘pesa’ per il 28,9% delle imprese attive e per il 13,9% degli occupati. A Reggio Emilia, infatti, sono 12.014 le imprese attive, divise tra 6.770 imprese delle costruzioni, 689 dell’indotto manifatturiero e 4.555 di immobiliare e servizi professionali.
“A fronte di questi numeri – commenta Lapam Confartigianato – diventa difficile sostenere la tesi secondo cui gli investimenti infrastrutturali non sono necessari. Nel nostro Paese il pubblico ha smesso di investire e la situazione non è certo migliorata, sappiamo bene poi che nella nostra provincia questo comparto ha sofferto in modo pesantissimo la crisi. Non è necessario essere grandi economisti per sapere che il comparto costruzioni è determinante per far ripartire l’economia – conclude Lapam -. E che gli investimenti pubblici sono determinanti per mantenere il livello di competitività dell’intero territorio e dunque delle nostre imprese”.

