
Questa non è sicurezza, anzi, questo è grave rischio che si fa correre alle donne e ai bambini pur di non arretrare sulla decisione presa dalla Regione Emilia Romagna di chiudere i punti nascita con pochi parti di montagna anziché quelli di pianura, più comodi ai grandi ospedali. E non si tratta neanche di casi da ginecologia h24, in quanto non si trattava di una diversa emergenza ginecologica, ma di parto a termine, quindi con la necessità di partorire in un ospedale che rispetta gli standard di sicurezza di 1° livello, quali erano i punti nascita prima di essere chiusi.
A Roma hanno fatto di nuovo sapere che rivedrebbero con piacere il parere di deroga sulla base delle nuove informazioni che gli abbiamo consegnato, ma sarebbe opportuna la richiesta della Regione Emilia Romagna.
Ora, il Presidente Bonaccini ha intenzione di mandare una richiesta di revisione del parere alla luce di quanto sta succedendo?
La sicurezza delle donne e dei bambini della montagna emiliana dipendono dalla sua volontà.

