
La prima riguarda gli edifici del sistema insediativo storico, comprendenti gli edifici dei centri storici (AS), insediamenti e infrastrutture storici del territorio rurale (IS) e gli edifici e complessi di valore storico-architettonico, culturale e testimoniale. La variazione non si riferisce, a edifici soggetti a restauro scientifico e a restauro e risanamento conservativo. Prevede che “gli edifici storici demoliti per ordinanza sindacale in relazione a situazioni di pericolosità siano ricostruibili se la richiesta di permesso di costruire è presentata entro 10 anni dalla demolizione. In tal caso la ricostruzione dell’edificio diroccato o demolito dovrà avvenire nell’ambito della stessa sagoma e del medesimo sedime dell’edificio preesistente”.
La seconda variazione riguarda la possibilità di installare, nel rispetto del regolamento specifico e del Codice della Strada, di insegne a bandiera anche negli immobili storici.
La terza variazione è la correzione di una contraddizione nel testo del RUE relativo alla percentuale relativa al costo per gli interventi a uso terziario, riferiti a nuove costruzioni o impianti.
Con il parere unanime, con il voto positivo annunciato dai capigruppo Federico Remigio per il Pd, Stefano Manfredini per la lista ‘Francesco Tosi è il mio Sindaco’ e da Graziano Bastai per Lega Salvini Premier, è stata adottata la variante ed è stato dato mandato al dirigente di curare la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna dell’avvenuta adozione e il deposito della variante. Entro 60 giorni potranno essere formulate osservazioni e proposte da parte di enti, organismi pubblici, associazioni economiche e sociali e quelle costituite per la tutela degli interessi diffusi, singoli cittadini nei confronti dei quali le previsioni del piano adottate sono destinate a produrre effetti diretti.

