
Così il commissario regionale per l’emergenza Coronavirus, Sergio Venturi.
“Anche se siamo abituati a enfatizzare i numeri negativi, non dobbiamo però dimenticare quelli positivi- ha proseguito Venturi-, come ad esempio l’alto numero delle persone che sono in isolamento a casa senza bisogno di ricorrere al ricovero in ospedale e il numero di guariti, che sappiamo essere molti di più dei 54 comunicati dalle Aziende, ovviamente più attente al numero di positivi e a quello dei decessi che continuiamo a registrare, oggi 40 in più. E poi la prevenzione che state facendo restando a casa- ha detto rivolto a chi era all’ascolto: a Reggio Emilia, per esempio, popolazione che risponde rapidamente ai consigli per la salute, abbiamo un 10% in più di contagiati, il più basso della regione. Anche a Parma e a Rimini le misure restrittive adottate dai sindaci e, in particolare, l’invito del sindaco Gnassi di restare a casa diffuso per le strade, cominciano a dare i loro effetti”.
“Per quanto riguarda Parma- ha sottolineato Venturi– abbiamo altre notizie positive. Intanto, sono stati superati i problemi al Pronto soccorso di Fidenza e poi abbiamo avuto la risposta positiva dell’Università, dopo l’appello di ieri, per consentire i primi esami di laurea agli infermieri già la prossima settimana”.
“Sono fiducioso che ce la faremo, tenendo duro e sapendo che nei prossimi giorni di potranno esserci degli incrementi ma poi vedremo la luce. Va bene come ci stiamo comportando- ha continuato Venturi-. Lo vedo dalle strade deserte, lo sento nelle dichiarazioni delle persone, e nei flash mob che ci fanno battere le mani tutti insieme e ci fanno sentire vicini. Con un’ultima raccomandazione: stare insieme ai propri affetti vuol dire stare vicini, ma sempre a più di un metro di distanza, per salvaguardare i nostri cari e far sì che nessuno di loro si ammali per colpa nostra. Alla fine, come dice il Cardinale Zuppi, scopriremo che siamo diventati più comunità e saremo più forti. Impareremo a parlare tra di noi e avremo bisogno di abbracciarci, stringerci le mani e quando potremo farlo non sarà più come prima”.

