
Rete Imprese Modena, ovvero Lapam, CNA, Confesercenti e Confcommercio, non è tenera nei confronti del Comune. La scelta di non intervenire con dilazioni o con una sospensione nei pagamenti della Tari non va giù all’associazione: “Rappresentiamo imprese che, semplicemente, nel periodo della chiusura forzata non hanno mai potuto alzare la saracinesca né aprire le porte. Pensiamo a bar e ristoranti, per i quali la Tari rappresenta un costo significativo: come possiamo pensare che debbano pagare senza fiatare se non hanno prodotto rifiuti e se, soprattutto, non hanno prodotto reddito e anche ora stanno ripartendo con cautela? Ma non solo, quante imprese hanno lavorato soltanto in smart working, quante altre (pensiamo a tutto il commercio) sono rimaste chiuse, quanti dipendenti sono stati messi in cassa integrazione per fronteggiare la pandemia… E invece, puntuale come non mai, il Comune invia le cartelle della Tari, scelta ancora più discutibile visto che la delibera dell’autorità nazionale di regolazione Arera, in attesa di essere compiutamente declinata da Atersir impone il taglio della bolletta energetica a favore di tutte le attività penalizzate dall’emergenza Covid. Ci pare un atteggiamento incoerente – proseguono Confesercenti, Confcommercio, Lapam e CNA – con quello che a parole viene enunciato e ci pare che stiamo parlando di una questione di equità e giustizia. Sarà anche vero che qualche realtà ha prodotto più rifiuti, o che le famiglie (rimanendo in casa) hanno fatto altrettanto, ma perché allora far pagare alle imprese che sono rimaste chiuse?”.
Rete Imprese Modena conclude: “Chiediamo che venga istituito al più presto un tavolo con Comune, Associazioni ed Hera per capire quanto sia stato il ‘risparmio’ in termini di raccolta e smaltimento dei rifiuti nel periodo di chiusura e come questo ‘risparmio’ sia da ristornare alle imprese”.

