
In particolare, l’operazione vedeva quali protagonisti, oltre ai Carabinieri, la Fondazione Antiracket San Matteo Apostolo di Bologna che ha interloquito con l’Arma anche tramite l’organizzazione di volontariato Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia. In tale contesto si è evidenziato come un imprenditore reggiano stava subendo pesantissime minacce rivolte allo stesso ed ai propri famigliari. Particolarità della condotta delittuosa era costituita dal fatto che le vittime venivano “cedute” tra i vari gruppi criminali, sia per “regolarizzare” i rapporti economici con la cessione del credito, che per generare nella stessa vittima una maggior intimidazione esercitata dal gruppo criminale subentrante.
Le indagini in particolare evidenziavano senza alcun dubbio l’usura patita dall’imprenditore, il quale non poteva negare la propria condizione di vittima, e dimostravano come fosse costretto a rivolgersi a più sodalizi usurai ed a pagare interessi con tasso tra il 180% ed il 350%, su prestiti di oltre un milione di euro, dei quali circa 200mila documentati dall’inizio dell’indagine.
A seguito dell’iter processuale, con sentenza emessa nel febbraio 2023 dal Tribunale Ordinario di Reggio Emilia e divenuta definitiva a giugno l’uomo, un 59enne di origini campane residente a Casalgrande, è stato riconosciuto colpevole dal competente Tribunale di Reggio Emilia che lo ha condannato a 2 anni e 2 mesi e 20 giorni in regime di detenzione carceraria, oltre il pagamento della pena pecuniaria.
Ieri pomeriggio il provvedimento restrittivo è stato eseguito dai Carabinieri della Stazione di Casalgrande che hanno accompagnato l’uomo in carcere per l’espiazione della pena.

