
La cerimonia (venerdì 17 maggio, nell’Aula Absidale di Santa Lucia) è stata introdotta dai saluti del Rettore Giovanni Molari che ha affermato: “Attraverso i suoi lavori scientifici e il suo impegno pubblico, la Prof.ssa Díaz ha mostrato che la scienza di base può avere ricadute sociali di grande rilevanza. Il suo lavoro ci insegna che lo studio di ogni microcosmo fornisce dati utili alla gestione del complesso macrocosmo in cui viviamo. Troppo spesso, chi è chiamato ad amministrare questo macrocosmo prende decisioni che prescindono dal contributo della scienza e che obbediscono soltanto all’agenda politica immediata. La Prof.ssa Diaz ci insegna che la politica, globale e locale, può imparare moltissimo dall’università e dalla ricerca libera di cui l’università è la sede naturale”.
Il prof. Alessandro Chiarucci, proponente del Dottorato ad Honorem, ha esposto le motivazioni che hanno portato all’approvazione della proposta di conferimento del Dottorato ad honorem a Sandra Díaz che rappresenta il perfetto connubio tra scienziata di alto profilo e persona seriamente impegnata nel progresso sociale.
“Sandra Diaz ha saputo mettere in luce quale sia il valore essenziale della biodiversità per il funzionamento del nostro pianeta – ha detto – e anche per il benessere dell’umanità: è a lei che si deve l’introduzione e lo sviluppo del concetto di “nature’s contributions to people”, il contributo della natura per le persone, che costituisce oggi una delle nozioni essenziali per la comprensione del valore della natura per gli esseri umani”.
“Questi valori e questo impegno sono parte integrante sia della missione strategica del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali che degli argomenti di ricerca del Dottorato in Scienze della Vita, della Terra e dell’Ambiente” – ha aggiunto la prof.ssa Elena Fabbri, Direttrice del DIBINEM.

Nel caso delle piante?
“Non possiamo trattare tutte le specie come entità identiche, come le molecole di un gas in fisica, – ha spiegato Diaz – perché sono tutte leggermente diverse l’una dall’altra, ma allo stesso tempo non possiamo nemmeno trattare ciascuna specie come un caso speciale. Sono davvero troppe”.

