
“Chiudere un parco pubblico e dire ai residenti “tenere le finestre chiuse, non raccogliere frammenti di cui non si conosce l’origine” è insufficiente (e un po’ patetico), qui parliamo di micro fibre dal diametro 20 volte inferiore a un capello, quindi volatili e inalabili da tutti, causa e con-causa di svariati tumori, spesso incurabili.
Pertanto ora servirebbero davvero le mascherine FFP3. Non vaghe rassicurazioni da Arpae e Ausl.
Se il comune da il permesso a un’azienda di stare accanto ai residenti, si deve bonificare da materiali illegali così cancerogeni” – aggiunge Nanetti.
“La Regione nel 2004 istituì il piano mappatura della presenza di amianto su tutti i Comuni ma, alcuni l’hanno tuttora disatteso.
L’amministrazione di Reggio dichiarò d’aver adempiuto alla mappatura amianto sul territorio, se vero, non basta più limitarsi a sapere dov’è, occorre bonificare definitivamente, con ordinanze di rimozione, edificio per edificio. Come brillantemente fatto dal comune di Rubiera.
In Italia l’amianto è fuori legge dal 1992 eppure, dopo 33 anni, restano troppi vecchi tetti e sottotetti in cemento amianto, più pericoloso oggi di allora, perché dopo decenni d’esposizione agli agenti atmosferici si deteriora disperdendo micro fibre killer.
Però ci si sveglia su questo pericolo solo quando capita la catastrofe”, conclude il Presidente AEAC – Associazione Esposti Amianto Cemental.

