
Serena Sinigaglia parte, ancora una volta, dal teatro classico per indagare e raccontare il nostro presente. Scrive, infatti, nelle note di regia: “classico e contemporaneo si riguardano, si specchiano l’uno con l’altro, si nutrono a vicenda. Come tradizione e innovazione”. Il crollo dei valori dell’umanesimo e il prevalere della forza: sono i temi che emergono da “Le Supplici” di Euripide per ritrovarsi, intatti, tra le pieghe dei giorni stranianti e strazianti che stiamo vivendo. Le supplici, le sette madri degli eroi uccisi presso le porte di Tebe, giungono ad Atene per implorare Teseo affinché recuperi i cadaveri dei vinti, anche a costo di dichiarare guerra a Tebe. Ma nell’opera di Euripide il dolore e la pietà delle madri che hanno perso i figli, quello di un intero paese che ha perso i propri eroi, si intreccia con la riflessione politica, rendendo questa tragedia un unicum per l’antichità. A restituirlo, sulla scena, sette attrici di grande intensità, legate alla Sinigaglia da un lungo sodalizio artistico (Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Deborah Zuin), che interpretano il coro delle supplici ma anche, di volta in volta, i diversi personaggi della tragedia.
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