
“Quando parliamo di cultura, parliamo prima di tutto di lavoro”. Con queste parole l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi ha esordito, rispondendo in Consiglio comunale a un’interrogazione presentata da Avs, Pd, M5s e Spazio democratico, e illustrata dalla consigliera Laura Ferrari, sul tema della qualità del lavoro nel settore dello spettacolo dal vivo e della produzione culturale.
L’interrogazione chiedeva se l’Amministrazione intenda inserire, nei bandi di gara, negli affidamenti, nelle convenzioni e nei criteri per la concessione di contributi comunali, clausole finalizzate a garantire la qualità del lavoro, la corretta applicazione dei contratti collettivi di settore, la tutela della salute e sicurezza e la stabilità occupazionale, oltre a un protocollo con le principali sigle sindacali e con i soggetti operanti nel settore.
“Mi fa particolarmente piacere rispondere a questa interrogazione – ha affermato Bortolamasi – perché porta in Aula un obiettivo condiviso con le organizzazioni sindacali: contrastare il ricorso al lavoro non di qualità e i fenomeni di dumping legati alla mancata applicazione dei contratti». Un tema che riguarda un settore strategico per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio, ma che, per sua natura, ha spesso conosciuto forme di lavoro intermittente e precario, emerse in tutta la loro fragilità durante la pandemia da Covid, quando molti lavoratori si sono trovati privi di adeguate tutele previdenziali e assicurative.
L’assessore ha ricordato alcuni dati relativi alle industrie culturali e creative in Emilia-Romagna: oltre 100mila addetti, tra occupazione diretta e indiretta, e 5,7 miliardi di euro di valore aggiunto generato. “Numeri che dimostrano come cultura e lavoro siano inscindibili e come il settore meriti attenzione al pari di altri ambiti strategici”.
In questo quadro, il Comune di Modena, che sostiene e promuove iniziative culturali e di spettacolo, ha salutato con favore l’adozione su base regionale del protocollo di buone pratiche per lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e della produzione culturale, siglato nel 2025 tra la Regione Emilia-Romagna e le tre principali sigle sindacali. Il protocollo si muove nella direzione del contrasto al lavoro irregolare, del rispetto delle clausole sociali e della promozione di condizioni contrattuali corrette.
“Per questo – ha proseguito Bortolamasi – lo scorso 26 gennaio abbiamo dato seguito a quell’intesa anche su base comunale, firmando il protocollo con le tre organizzazioni sindacali. Crediamo che non possa esistere cultura di qualità senza lavoro di qualità”.
L’obiettivo è affrontare due macro-temi centrali per il settore: la discontinuità lavorativa e la precarietà. Il percorso si fonda su tre pilastri: regolarità contrattuale e previdenziale, continuità e stabilità occupazionale, maggiore dignità per lavoratrici e lavoratori. “È un primo passo – ha precisato l’assessore –. Occorrerà attivare tavoli di confronto e di monitoraggio sull’attuazione del protocollo. Ma dal punto di vista politico è un atto che rivendichiamo con forza”.
Bortolamasi ha infine sottolineato come la cultura, pur non essendo formalmente una funzione essenziale dell’ente, rappresenti un ambito cruciale per la vita della comunità e per lo sviluppo del territorio. “In un Paese che sconta ancora ritardi normativi e amministrativi su questi temi, iniziare a trattare il lavoro culturale al pari di altri servizi fondamentali significa ribadire la centralità delle politiche culturali pubbliche e l’impegno nel garantire le tutele che lavoratrici e lavoratori meritano”.

