Non è stato solo un convegno accademico, ma un momento di profonda analisi tecnica e riflessione etica su una delle piaghe più dolorose della società contemporanea. Nella mattinata di enerdì 13 marzo 2026, l’Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore ha ospitato il seminario “Gli abusi sessuali nella Chiesa: dialogo tra diritto canonico e giurisprudenza”.

L’evento, nato dalla sinergia tra l’Ateneo, l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, l’ISSRE dell’Emilia (Istituto Superiore di Scienze Religiose) e l’Istituto Giuseppe Toniolo, ha segnato un punto di svolta nel dialogo tra istituzioni civili e religiose del territorio.

Ad aprire i lavori è stato il Vescovo di Modena, Mons. Erio Castellucci, con un intervento improntato alla massima trasparenza. “Questo incontro rappresenta un passaggio necessario nel cammino di purificazione intrapreso dalla Chiesa negli ultimi 25 anni” ha dichiarato il Vescovo.

Castellucci ha poi evidenziato l’impegno concreto della Diocesi modenese: negli ultimi quattro anni sono state formate circa 6.000 persone tra educatori e catechisti, attivando sportelli di ascolto e commissioni d’indagine per garantire che nessuna vittima venga più lasciata sola.

I falsi miti: l’abuso avviene dove c’è fiducia

La Prof.ssa Giovanna Laura De Fazio (Unimore) ha erudito la platea con un’analisi criminologica che scardina il pregiudizio della “violenza da parte di estranei”. I dati parlano chiaro: la maggior parte degli abusi avviene in contesti familiari o di estrema fiducia.

Sulla stessa linea la Prof.ssa Maria Chiara Rioli (Unimore), che ha tracciato l’evoluzione storica del minore: da “oggetto di proprietà” a soggetto di diritti. “Siamo nell’età della vittima”, ha spiegato, sottolineando come le testimonianze dei sopravvissuti siano oggi la base su cui costruire memoria e giustizia.

Il “pugno duro” del diritto canonico e il nodo del consenso

Il confronto si è fatto serrato con l’intervento di Don Matteo Visioli (Pontificia Università Gregoriana), che ha illustrato la severità delle norme attuali volute da Papa Francesco. Un dettaglio non trascurabile: per la Chiesa l’età del consenso è fissata a 18 anni (contro i 14 del diritto civile italiano), includendo nella tutela anche gli “adulti vulnerabili” e le molestie digitali.

Il Prof. Francesco Diamanti (Unimore) ha invece affrontato il tema giuridico più complesso: il consenso nelle relazioni asimmetriche. Analizzando il rapporto tra sacerdote e fedele, Diamanti ha evidenziato come la sproporzione di potere possa rendere il consenso “normativamente nullo”, anche in presenza di un’apparente adesione fisica. L’autorità, insomma, non può diventare uno strumento di coercizione invisibile.

Verso una giustizia che ripara

Il seminario si è concluso con uno sguardo alla cura. L’avvocato Paola Buselli Mondin ha richiamato la necessità di una “giustizia riparativa” che si faccia carico della ferita della vittima, mentre Andrea Cavani (Istituto Toniolo) ha approfondito gli approcci clinici necessari per la guarigione di chi è stato violato.

L’appuntamento di modena conferma che la lotta agli abusi non può essere solo una questione di codici e procedure, ma richiede un’alleanza costante tra saperi diversi e una cultura della prevenzione che non lasci alcuno spazio all’omertà.