È stato inaugurato l’anno accademico 2025/2026 dell’Università di Bologna, il 938° dalla sua fondazione, con una cerimonia che ha visto come suo ospite d’onore il Presidente dell’ISTAT Francesco Maria Chelli.

L’evento è stato aperto dall’intervento del Rettore Giovanni Molari, a cui sono seguiti i discorsi del rappresentante del personale tecnico-amministrativo Filippo Turchini, e della rappresentante del Consiglio Studentesco, Ester Scopelliti. La parola è infine passata al Presidente Chelli che ha svolto una Lectio magistralis su “Gli scenari demografici e le giovani generazioni: tendenze, squilibri, prospettive“.

Nel suo intervento, il Rettore Molari ha richiamato il ruolo fondamentale dell’università nello sviluppo sociale, economico e democratico del Paese, invitando a riflettere su cosa sarebbero città e territori senza il contributo degli atenei in termini di coesione, benessere e crescita.

Partendo dal tema del numero dei laureati, ha ricordato come l’Italia resti indietro rispetto ad altri Paesi europei e dell’area OCSE, sottolineando però che non si tratta solo di classifiche: più laureate e laureati significano maggiore innovazione, più partecipazione civile e maggiore equità sociale. Per questo, ha affermato con decisione, “la laurea serve, eccome: non solo ai singoli, ma all’intero sistema Paese”.

Il Rettore ha poi evidenziato la necessità di rafforzare il rapporto tra università, politica e società. Gli atenei, ha spiegato, sono pronti a essere valutati e a rendere conto del proprio operato, ma hanno bisogno di interlocutori consapevoli del loro valore strategico. “L’Università pubblica, se è veramente tale, è autonoma, libera e critica”, orientata non al profitto di pochi ma al bene collettivo, e per svolgere al meglio la propria missione necessita di stabilità normativa, riforme condivise e semplificazione.

Infine, in un contesto internazionale segnato da conflitti e crescenti polarizzazioni, il Rettore ha ricordato il ruolo dell’università come spazio di dialogo e convivenza: un luogo in cui studenti provenienti anche da Paesi in guerra “si incontrano e dialogano, non si scontrano”, rendendo l’ateneo un autentico laboratorio di pace e coesione.

La Lectio di Francesco Maria Chelli ha invece analizzato le trasformazioni demografiche dell’Italia, caratterizzate da bassa natalità, invecchiamento della popolazione e progressiva riduzione dei residenti, in un quadro definito come possibile “terza transizione demografica”. Ha evidenziato il ruolo delle migrazioni, interne ed estere, nel riequilibrare parzialmente il calo demografico, ma anche le criticità legate all’emigrazione dei giovani e dei laureati e allo spopolamento di alcune aree del Paese. Guardando al futuro, Chelli ha sottolineato l’importanza di politiche integrate su lavoro, istruzione e welfare per governare i cambiamenti demografici e rafforzare le opportunità per le nuove generazioni.

Sul sito dell’Ateneo tutti i discorsi completi pronunciati nel corso della cerimonia