
Il Primo Maggio è una giornata che non si limita a celebrare il lavoro: lo chiama per nome, lo porta nelle piazze, gli restituisce la voce e la centralità che dovrebbe sempre avere nella vita della Comunità.
E’ il giorno in cui la fatica e l’orgoglio, la paura e le speranze di lavoratrici e lavoratori, di pensionate, pensionati, giovani e famiglie diventano una sola, grande, domanda di giustizia. Perché questa è la forza del sindacato: affrontare e risolvere vecchi e nuovi problemi con l’intelligenza collettiva.
A Modena, Cgil, Cisl e Uil vivono insieme la Festa dei lavoratori con la passione di chi sa che il lavoro è la misura della libertà delle persone e della qualità di una comunità. Per questo il Primo Maggio 2026 – in parallelo con i comizi dei leader sindacali nazionali a Marghera – mette al centro la contrattazione, le nuove tutele e i nuovi diritti, per l’Italia che cambia nell’era dell’AI. L’appuntamento è alle ore 10:00 in piazza Grande a Modena, così come saranno sette le città della provincia coinvolte nelle celebrazioni: Carpi, Sassuolo, Castelfranco Emilia, Mirandola, Vignola, Marano e Pavullo.
“Il sindacato – afferma Alessandro De Nicola segretario generale Cgil Modena – è chiamato a misurarsi con una serie di sfide epocali sull’AI sempre più centrale nella produzione e nell’organizzazione del lavoro: la tutela dell’occupazione, il rapporto tra l’AI e i lavoratori, la tutela della salute e della sicurezza, la privacy, i costi ambientali ed energetici dell’AI e la sua governance pubblica. Servono regole e contrattazione per la giustizia sociale”.
“Il messaggio che vogliamo lanciare a tutti i lavoratori e le lavoratrici – continua De Nicola – è che ovunque ci sia un soggetto che lavora, questa persona deve essere ben retribuita, tutelata e garantita. Nella nostra provincia cala la forza lavoro nell’industria e aumenta nel settore del terziario, ma non nel terziario avanzato, in quello povero, del commercio, della ristorazione, delle strutture ricettive. Ed è contro la frammentazione delle carriere lavorative, i part time involontari, i contratti pirata, e gli appalti (dove spesso ci sono condizioni di maggior sfruttamento e infortuni), che la Cgil continuerà a battersi”.
Per Rosamaria Papaleo, leader Cisl Emilia Centrale, “questo Paese è fuggito dal dovere delle riforme e oggi ne paga il prezzo: crollo demografico che minaccia sanità, istruzione e pensioni, salari inchiodati da vent’anni, diritto alla casa sotto attacco, crisi energetica. A tutto ciò si aggiunge la rivoluzione industriale dell’AI, che può essere risposta e non minaccia. A condizione di mettere in campo un sindacato del coraggio e del cambiamento, capace di guidare la classe dirigente, uscire dalla difensiva e governare, con contrattazione e partecipazione, dati e automazione. Con un piano Marshall per l’AI e un’alleanza senza precedenti con Università e parti sociali possiamo riaccendere produttività, salari, dignità del lavoro e futuro per le nuove generazioni, qui, a partire dai territori”.
“Le piazze del modenese anche quest’anno saranno crocevia di rivendicazioni che devono arrivare a tutti gli interlocutori atti a legiferare, per avere un provincia all’avanguardia in un Paese che ha tanti gap da sanare – chiosa Roberto Rinaldi, coordinatore Uil Modena – Purtroppo anche in questo territorio la dignità del lavoro arretra: caporalato, insicurezza nei luoghi di lavoro, precarietà diffusa soprattutto dei giovani e delle donne, costo della vita esagerato che mette in ginocchio la maggior parte dei cittadini, sono le vere emergenze da affrontare. Se a ciò aggiungiamo che siamo in ritardo nel governare l’avvento dell’IA applicata al lavoro, che sta trasformando il modo di gestire l’attività lavorativa ed in molti casi espelle dal lavoro diverse persone, possiamo dire che non c’è più tempo da perdere, e noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

