L’Emilia-Romagna rappresenta uno dei principali poli produttivi dell’industria nautica da diporto del Paese, contribuendo in maniera significativa alla crescita e all’innovazione di un settore che in Italia, nel 2024, si è confermato come primo esportatore mondiale di unità da diporto a motore, con una quota pari al 24,1% , 4 miliardi di dollari. E i numeri del comparto nautico emiliano-romagnolo parlano chiaro: 287 imprese manifatturiere che occupano complessivamente oltre 3.600 addetti e generano un fatturato pari a 1,6 miliardi di euro, di cui circa la metà destinata ai mercati esteri.

Oggi a Bologna si è svolta la prima seduta del Tavolo regionale della Nautica Valley, strumento operativo voluto dalla Regione Emilia-Romagna per definire e condividere possibili misure di coordinamento e di sostegno del comparto della nautica da diporto che comprende barche a vela, a motore e gommoni, utilizzati per scopi ricreativi o sportivi.

Sotto la guida del vicepresidente della Regione con delega allo sviluppo economico, Vincenzo Colla, hanno partecipato all’incontro aziende del settore nautico, Enti locali emiliano-romagnoli, organizzazioni di categoria e di rappresentanza dei lavoratori, centri di ricerca, Art-ER, l’Università di Bologna e Ser.In.Ar., società consortile dei territori di Forlì e Cesena di supporto ai Campus universitari e gestore del Tecnopolo.
Durante i lavori è stato presentato lo studio ‘Il settore della nautica in Emilia-Romagna’ realizzato da Art-Er.

Il settore si caratterizza per una forte specializzazione territoriale, con le province di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena che rappresentano il cuore produttivo del comparto: qui si concentra l’80% degli addetti e il 90% del fatturato complessivo. Accanto a questo forte radicamento territoriale, emerge anche un elevato livello di concentrazione industriale: le prime cinque imprese leader – Ferretti, Cantiere del Pardo, Absolute, Solaris Power e Quick– generano circa il 90% del fatturato totale del comparto, con il solo gruppo Ferretti che incide per il 72%. Un elemento che testimonia la presenza di player di livello internazionale, in grado di trainare l’intera filiera.

“In questo contesto, il Tavolo istituzionale regionale sulla nautica può diventare un laboratorio di politiche industriali in cui si definiscono azioni per orchestrare una evoluzione innovativa dell’intera filiera emiliano-romagnola- afferma il vicepresidente Colla-. Non si tratta solo di finanziare l’innovazione che nel distretto adriatico, c’è già, ma si tratta di costruire l’architettura che la renda sistemica, appropriabile e continua nel tempo. Uno yacht è un sistema, non un prodotto. L’efficienza risiede nella capacità di integrare in modo perfetto, già in fase di progettazione, i diversi sottosistemi. La filiera si trasforma in una piattaforma produttiva integrata, dove il valore nasce dalla capacità di orchestrare modularità e personalizzazione con precisione industriale”.

Quattro gli obiettivi emersi dal confronto: istituire un Osservatorio dell’innovazione reale che vada oltre i brevetti e renda visibile la conoscenza tacita del distretto; attivare un programma di open innovation che connetta sistematicamente cantieri, fornitori tecnologici e startup sui layer digitali ed energetici dove il gap è più marcato; finanziare progetti collaborativi tra imprese, università e centri di ricerca – con priorità su fluidodinamica avanzata, foils, riblets e sistemi digitali integrati – sul modello già funzionante nel distretto aerospaziale romagnolo; promuovere la contaminazione intersettoriale tra nautica, Motor Valley e aerospazio, le cui competenze complementari restano oggi in compartimenti stagni nonostante la prossimità geografica.

La nautica made in Emilia-Romagna in cifre

Negli ultimi dieci anni il settore nautico regionale ha registrato una crescita particolarmente significativa. Il fatturato e le esportazioni sono più che triplicati in valore, mentre l’occupazione è aumentata del 60%, con oltre 1.200 addetti in più. Un’espansione sostenuta che riflette la capacità delle imprese di intercettare la domanda globale e di investire in qualità, design e innovazione.

Sul fronte dell’export, l’Emilia-Romagna consolida il proprio ruolo nel panorama nazionale con oltre 800 milioni di euro di vendite all’estero nel 2025. Il comparto rappresenta l’11,5% dell’export nautico italiano – posizionando la regione al quarto posto dopo Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana. Nell’ambito del comparto più ristretto delle sole imbarcazioni da diporto, tale quota sale al 19,5% del corrispettivo export nazionale. I principali mercati di destinazione sono Stati Uniti, Francia e Regno Unito, che insieme assorbono il 51% delle esportazioni regionali.

Parallelamente alla crescita economica, il settore è pienamente coinvolto nei principali megatrend dell’innovazione. Le imprese stanno investendo in soluzioni orientate alla sostenibilità, con lo sviluppo di sistemi di propulsione full electric, ibridi e a idrogeno, e nell’utilizzo di materiali innovativi, come fibre naturali e resine riciclabili, per affrontare le sfide legate al fine vita delle imbarcazioni. A questi si affiancano i processi di digitalizzazione – dalla navigazione autonoma alla manutenzione predittiva fino alla connettività avanzata – e l’evoluzione dei modelli di consumo, con la diffusione di formule come il boat sharing e i membership club.

Anche sul piano del mercato del lavoro emergono dinamiche rilevanti. Nel 2025, i flussi di attivazione dei contratti di lavoro dipendente mostrano una domanda fortemente orientata verso lavoratori uomini, che rappresentano 9 assunzioni su 10, e verso manodopera straniera, pari al 62% delle attivazioni totali. Inoltre, oltre la metà dei nuovi contratti riguarda figure di operai specializzati – tra cui saldatori, carpentieri, meccanici e artigiani del legno – mentre un ulteriore 15% si concentra su operai addetti a macchinari e montatori, evidenziando il ruolo centrale delle competenze tecniche e produttive nella filiera.

Nel complesso, il settore nautico dell’Emilia-Romagna si configura come un asset strategico per l’economia regionale e nazionale, capace di coniugare tradizione manifatturiera, leadership internazionale e spinta all’innovazione, contribuendo in modo significativo alla competitività del Made in Italy nel mondo.